Biografia Vandali 


I Vandali, il cui nome prima di essere romanizzati era Wandili, erano una popolazione originaria della Norvegia e della Scania, aree geografiche da cui provenivano anche i Burgundi (poi insediatisi in Francia), i Goti e i Winili, cioè i Longobardi. Dopo una migrazione sul continente nei territori attualmente polacchi, sotto la pressione di altre tribù e dopo aver combattuto, vinto e sottomesso i Galli Boi, si stanziarono nel territorio oggi occupato dalla Slesia e dalla Boemia, creando a una lega di tribù comprendente Burgundi, Rugi e Silingi, detta dei Lugi (compagni).Nel suo "Germania", scritto nel 98 d.C., Tacito pone i Vandali fra le genti di origine germanica, accennandone in questi termini:

Altra citazione interessante proviene da Paolo di Warnefrit, il longobardo storico del suo popolo, il quale nella sua Historia Langobardorum, scritta verso la fine dell'VIII secolo, narra di come i due popoli fecero reciproca conoscenza:Sempre secondo Paolo Diacono fu proprio in questa occasione che ai Winili venne fatto cambiare il nome in Longobardi. Ma questa è storia dei Longobardi, a cui si rimanda.

II secolo

La popolazione vandala era divisa fra due etnie principali: I Vandali Hastingi (dal nome della casata principale) e i Silingi.Il II Secolo vede i Vandali Hastingi muovere verso sud est guidati dai re Raus e Rapt. Dopo aver attaccato i Romani e aver stipulato un trattato di pace, si stanziarono fra la Dacia (Romania) e la Pannonia (Ungheria) diventando alleati dei romani nelle incessanti guerre a est del limes della Pannonia contro i Sarmati e i Daci. Nel 180, un tentativo di penetrazione entro il limes li vede sconfitti, assieme ai Marcomanni, dalle legioni di Marco Aurelio che proprio in quell'occasione ebbe a morire, a Vindobona. La sconfitta segnò una svolta nella storia dei Vandali che dovettero così fornire armati all'Impero Romano (e un'unità di cavalleria vandala viene inviata in Egitto). La gioventù vandala iniziò a frequentare sempre più le terre romane assorbendone conoscenze e informazioni. Fra questi giovani, duecento anni dopo, si troverà il padre di Stilicone il generale romano dell'imperatore Onorio che sarà costretto a combatterli. Con l'ascesa di Costantino il Grande nel 335 riuscirono a entrare nei territori dell'impero, sulla riva destra del Danubio, come foederati mantenendo la loro mansione di cuscinetto fra l'impero e le altre tribù barbare della pianura Sarmatica.

Ancora gli Hastingi, sotto la pressione degli Unni, cercarono la sicurezza all'interno dei territori dell'Impero. Dalla Pannonia riuscirono a giungere in Rezia dove si stanziarono, sempre in qualità di foederati, con il permesso di Stilicone. Questi fu obbligato a concedere il permesso a causa delle difficoltà che incontrava in Italia con i Goti guidati da Radagaiso.

Nel 406 I Vandali iniziarono a spostarsi lungo il limes a nord delle Alpi vicino Augusta in direzione della Gallia. In una battaglia con i Franchi , già stanziatisi in quelle terre, rimase ucciso il loro re Godigisel. A Godigisel successe il figlio Gunderico che riuscì a portare le tribù vandale nel territorio della Gallia attraversando il Reno all'altezza di Magonza.

Gallia

L'avanzata divenne un'invasione, scatenando il caos. Assieme alle tribù vandale degli Hastingi e di parte del Silingi (il resto dei Silingi era rimasto nelle terre ancestrali della Pannonia e della Slesia finendo per fondersi con gli Slavi) si scatenarono sul territorio gallico anche Svevi, Alani, seguiti da Burgundi e Alamanni.

Mentre questi ultimi si stanziavano in Gallia, i Vandali con Alani e Svevi proseguirono verso i Pirenei e, superatili, in breve tempo (409) eliminarono i presidi romani. Quindi, forti del controllo armato dell'intera Penisola Iberica si stanziarono dividendosi il territorio: gli Svevi in Galizia, e gli Alani scelsero la Lusitania e la parte meridionale della Spagna. I Vandali si appropriarono della Betica che chiamarono Vandalicia (oggi Andalusia).

Spagna e Nordafrica

Roma non poteva tollerare una simile situazione e cercò ripetutamente di riconquistare la Provincia. Ultimo tentativo fu fatto utilizzando i Visigoti. Il re dei Visigoti Vallia sconfisse il re dei Vandali Silingi, Fredbal, che venne preso prigioniero e inviato alla corte imperiale a Ravenna. In seguito furono sconfitti gli Alani guidati da Attaco che rimase ucciso in battaglia. La pressione romana costrinse i Vandali ad allearsi più strettamente con gli Alani. Gunderico, riuscì così a sconfiggere gli Svevi che nel frattempo si erano alleati ai romani, e il generale romano Castino.

Nel 428 Genserico, il fratellastro successore di Gunderico conquistò Siviglia e l'anno successivo trasferì le sue tribù (circa 80.000 persone di cui 50.000 vandali) nel Nord Africa. Ancora una volta i Vandali si scontrarono con i Romani e, sconfitto Bonifacio nel 430, Genserico pose la sua capitale a Ippona. Nel giro di cinque anni Genserico espugnò Cartagine (435) e, costruita una flotta, dal 440, unendosi ai pirati Berberi, si diede al saccheggio delle coste della Africa, della Spagna e dell'Italia arrivando a conquistare la Sicilia.

Regno vandalo in Africa

thumb|450px|Il regno dei Vandali nel 457-461

Per cercare di frenare le iniziative vandale, Valentiniano III, imperatore di Bisanzio acconsentì a cambiare il loro status da foederati riconoscendo il Regno Vandalo come indipendente. Morto Valentiniano, Genserico ritenendo di avere le mani libere, approfittando dei consueti attriti con le forze imperiali si scatenò su Roma stessa. Il 2 giugno 455 iniziò il saccheggio. È il terzo Sacco di Roma dopo i Galli di Brenno (390 a.C.) e i Goti di Alarico (410). In questo frangente scomparvero i tesori del Tempio di Gerusalemme portati a Roma da Tito dopo la vittoria del 70 sugli ebrei.

Sembrava che nulla potesse fermare l'orda vandala. Genserico aveva stretto degli accordi con gli Unni di Attila per il controllo di tutto l'Impero Occidentale. Ma con la scomparsa di Genserico sembrò scomparire la capacità combattiva dei Vandali.

Alla morte di Genserico, nel 477 divenne re il fratello Unerico. I Vandali erano cristiani ariani (e quindi "eretici"). Underico scatenò le persecuzioni nei confronti dei Cattolici e dei Manichei. Il clero fu esiliato, furono proibiti l'apostolato e le conversioni fra i Vandali, la nomina di nuovi vescovi.

Dopo Unerico, Gutemondo riportò la pace religiosa all'interno del regno. Però, a causa del benessere e delle ricchezze conquistate i Vandali, stavano perdendo la loro caratteristica guerriera. Durante il regno di Gutemondo fu perduta buona parte della Sicilia a favore degli Ostrogoti.

Poco si sa del regno del successore Trasamondo, descritto dagli storici del tempo come un sovrano poco capace. Sotto il suo regno infatti, i Vandali persero il controllo di quasi tutta l'Algeria a favore dei Berberi che arrivarono al saccheggio di Leptis Magna. Il regno Vandalo era ridotto all'odierna Tunisia, parte dell'Algeria e alla Tripolitania.

Il successivo re vandalo, Ilderico, cugino di Trasamundo, viene molto citato in quanto fautore di una politica di riconciliazione con i cattolici e forse convertito egli stesso. Poco interessato alla guerra, lasciò la gestione dell'esercito a Hoamer, un membro della famiglia. Questi, sfortunatamente venne sconfitto dagli Arabi e il regno perse anche la Tripolitania. Questa sconfitta fece uscire allo scoperto al fazione ariana. La famiglia reale venne imprigionata e salì al trono Gelimero.

Il regno vandalo, indebolito e ridotto a una frazione dell'estensione conquistata da Genserico, fu attaccato dalle truppe di Giustiniano I, lanciato alla riconquista dell'Impero Romano d'Occidente. Il casus belli fu appunto la religione. Ilderico era ben visto a Bisanzio per la sua politica mite verso i non ariani. Il ritorno in auge della fazione ariana gli permise di attaccare quello che, in fin dei conti, era un regno indipendente da oltre mezzo secolo.

Avendo sentito che la maggior parte della flotta vandala era dislocata in Sardegna, Belisario il generale di Giustiniano, attaccò il territorio tunisino. Alla fine dell'estate del 533 i due eserciti si scontrarono nella battaglia di Ad Decimum. Dopo un iniziale vantaggio, alla morte di Gibamondo, nipote di Gelimero, i Vandali si scoraggiarono e furono sconfitti.

Il 15 ottobre 533, domenica, Belisario, accompagnato dalla moglie Antonia, fece il suo formale ingresso a Cartagine risparmiandole saccheggio e massacro.

Il 15 dicembre 533 Gelimero e Belisario si scontrarono nuovamente alla battaglia di Ticameron, a circa 30 chilometri da Cartagine. In questo combattimento morì Tzazo, fratello di Gelimero e fu il segnale di una seconda sconfitta. Belisario puntò su Ippona, seconda città vandala.

Nel 534 comprendendo di non poter resistere, Gelimero si arrese in maniera umiliante, la popolazione vandala fu portata a Costantinopoli in schiavitù. Gelimero accettò da Giustiniano l'elargizione di ampie proprietà.
Ma il regno dei Vandali era scomparso per sempre.

Casata degli Asdingi





Fonte: http://it.wikipedia.org/wiki/Vandali
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