Musica Hip-Hop

Hip-Hop

Il rap (letteralmente "chiacchiera" e spesso chiamato anche, ma non del tutto correttamente, hip hop) è un genere musicale sorto negli Stati Uniti a metà degli anni settanta, e diventato parte di spicco della cultura moderna. È formato da due componenti fondamentali: il rapping (MCing, freestyle) e il DJing (turntablism, beatmaking, scratching). Insieme agli stili di ballo hip hop (specie la breakdance) e al graffiti writing, rapping e DJing sono tra i quattro elementi della cultura hip hop, iniziata presso la comunità afroamericana[1] di New York nei primi anni settanta.
Tipicamente il rap consiste di una sequenza di versi molto ritmati, incentrati su tecniche come rime baciate, assonanze ed alliterazioni. Chi scandisce tali versi, cioè il rapper, lo fa su una successione di note ("beat") realizzata tramite il beatmaking, suonata da un dj e fornita da un produttore o più strumentisti. Questo "beat" è spesso creato usando un campionamento percussionistico di un'altra canzone, generalmente funk o soul. Inoltre molti altri suoni sono di frequente campionati, suonati con un sintetizzatore o creati con strumenti veri. A volte un brano rap può essere strumentale, e ciò viene fatto a scopo dimostrativo da un dj o un produttore. I testi delle canzoni affrontano perlopiù tematiche a sfondo sociale.
A partire dai primi anni novanta l'hip hop è diventato parte di molte classifiche musicali ed oggi è diffuso in tutto il mondo, in vari stili. Sebbene questo genere musicale abbia varcato i confini delle produzioni underground per diventare di forte successo commerciale con artisti come Eminem, 50 Cent, Snoop Dogg e Jay-Z per citarne alcuni, negli Stati Uniti rimane vasta e fortissima la presenza di produzioni indipendenti. Ciò dimostra come il rap sia sì un fenomeno musicale, ma soprattutto una componente di una cultura oramai radicata all'interno del territorio statunitense. Questo genere si divide in varie correnti, tra cui il gangsta rap, il christian hip hop, il g-funk e l'hardcore hip hop, ed altri sottogeneri ancora.

In principio era l'hip hop


Dal '700 fino al '900


A partire dal XVII sec. furono condotti nel Nord America migliaia di schiavi neri, che venivano venduti come fossero merce e impiegati nel duro lavoro delle piantagioni. Essi portavano con se la cultura africana: le sonorità, il modo di sentire e la reminiscienza di usi e costumi tipici del loro paese d'origine a contatto con la cultura occidentale hanno dato origine al blues e al gospel prima e al jazz poi. Tutto è iniziato dai canti di gruppo che gli schiavi intonavano nelle piantagioni, per sopportare la fatica, esprimendo la loro umanità. Questi canti si diffusero soprattutto nel sud degli Stati Uniti, dove c'era una maggiore densità di schiavi di colore, e vennero anche chiamati "work-song" ("canti di lavoro").
Uno dei primi fenomeni musicali afro-americani furono i gospel e gli spiritual, che erano canti consolatori di ispirazione cristiana. I testi delle canzoni spiritual trattavano argomenti presi dalla Bibbia, con un intento di immedesimazione nelle vicende di Gesù e degli ebrei, in modo da poterne trarre consolazione e forza di sopportazione.
Quindi, nacque anche il blues, che prende il nome dalle "blue notes", la scala musicale utilizzata nell'uso dei vari strumenti. Gli argomenti del blues erano più nostalgici e tristi, come testimonia la radice del nome, "blue", nostalgico.
Dalla fusione tra jazz e blues nacque poi il Boogie-Woogie. Esso fu introdotto da alcuni pianisti blues come "Pine-Top", che fu il primo musicista di colore a registrare le proprie canzoni su un disco. Uno dei più importanti compositori del boogie-woogie fu il trombettista-cantante Louis Armstrong, che iniziò la sua carriera con la Creole Jazz Band of Chicago di King Oliver, e presto si mise in luce per le sue capacità di improvvisazione. Se si ascolta una canzone di Armstrong, si nota che spesso canta sillabe senza senso in libertà, che servono ad imitare il suono del suo strumento: una prassi che ha il nome di scat.
Molto vicino a jazz e blues è il soul, un altro genere musicale nero, molto simile al blues: l'unica differenza è nel fatto che nel soul si trattano maggiormente temi sentimentali. Giunti al soul, si è ad un passo dall'arrivare al rap e al rhythm and blues.

Gli inizi del '900


Nei quartieri neri si comincia a cantare un genere con influenze blues e swing. Questo genere viene chiamato "Rhythm and Blues", o, più comunemente "R&B".
Dopo gli anni Trenta, nei ghetti americani ci fu una forte ondata di malavita, caratterizzata da omicidi, lotte fra bande, spaccio di droghe e cose varie. Inoltre, a causa delle varie rivoluzioni, si ebbe un afflusso nei ghetti di persone provenienti da Porto Rico, Cuba e altri paesi sudamericani. In particolar modo i portoricani introdussero la moda di scrivere sui muri con bombolette spray; fu così che nacque l'arte chiamata Aereosolart o Writing, volgarmente meglio conosciuta come arte dei graffiti o graffitismo.
Durante gli anni Cinquanta vi fu il boom di vendita dei giradischi, e così gli abitanti più giovani dei ghetti abitati da gente di colore scoprirono l'arte dello scratching, la tecnica di far girare un disco in opposte direzioni in modo tale da creare una strana melodia in grado di suonare comunque bene alle orecchie. A queste melodie, che la gente chiamava beats, si unì l' emceeing o meglio il rapping, forma di canto già molto diffusa tra i giovani neri consistente nel vocalizzare frasi in rima. Nasceva il rap, nelle cui canzoni venivano espresse con termini a volte anche pesanti le realtà (spesso fatte di sofferenza) della vita nel ghetto.

Storia moderna del rap


Old school


L'hip hop/rap è discendente di generi quali funk (James Brown e i suoi rappin'-sermoni), gospel, soul, blues, e più direttamente del talking blues. Sorse intorno al 1973 nel Bronx, località sulla terraferma di New York, dove era nata una gang chiamata Organization e ben presto conosciuta come Zulu Nation. La maggior parte delle tematiche derivava direttamente dalla tradizione africana a giamaicana.
Le principali ere storiche dell'hip hop/rap sono quella old school hip hop (1970-1985), dagli esordi al debutto in mainstream, e quella golden age hip hop (1985-1993), in cui iniziarono a riscuotere successi sia il movimento East Coast che quello West Coast. Allora cominciò anche la storia moderna del genere, con la nascita di gangsta rap e G-funk, di derivazione West Coast. Gli anni dal 1993 ad oggi riguardano hardcore hip hop, "bling-bling", gli stili underground e i successi in ambito mainstream, che definiscono in larga parte l'hip hop moderno.
Nei primi anni settanta, presso le feste di strada di New York, personaggi come DJ Kool Herc cominciarono a campionare e separare le sezioni ritmiche di vari brani, di generi come funk, soul, R&B e disco music. Le radici di queste canzoni risalgono a metà degli anni cinquanta, quando il celebre cantante e compositore James Brown citò Little Richard e la sua band tra i primi a praticare il funk su basi rock. Siffatti brani furono usati per i – "breakbeats" dai dj. Questi facevano ballare la gente ai party, nei giardini pubblici o lungo le spiagge semplicemente esibendosi con il loro dj set e mixando basi e dischi. Con l'aumento di popolarità di questa musica, i cantanti iniziarono a parlare sui ritmi campionati e divennero noti come "MC", abbreviazione di "Master of Ceremonies". Essi avevano una rima facile e la capacità di seguire il dj anche durante i passaggi più impegnativi, utilizzando le proprie abilità liriche sulle parti non cantate dei dischi. Il primo ruolo dell'mc era quello di introdurre il dj e la sua musica e di attirare l'attenzione del pubblico. Gli mc iniziarono ad introdurre frasi non cantate nelle canzoni, ad invitare l'audience a ballare, a salutare gli spettatori, ma anche a pronunciare giochi di parole ed aneddoti. Alla fine questa pratica si affinò e divenne nota come "rapping". Tutto ciò non aveva però il benché minimo peso discografico, trattandosi di improvvisazioni e non di prodotti confezionati in studio.
Nel 1979 uscì la prima grande produzione commerciale di genere: "Rapper's Delight" della Sugarhill Gang, che entrò ai primi 40 posti di Billboard. 'Rapper', termine che indica chi pratica il rapping, derivò proprio da questa canzone. Allora ebbe successo anche "King Tim III (Personality Jock)" della Fatback Band, dedicata prevalentemente a funk e disco.
L'uscita del disco della Sugarhill Gang è quindi significativa perché contribuì a diffondere questo genere, relativamente nuovo, presso una vasta schiera di persone che non erano direttamente coinvolte nel clima culturale newyorkese e delle zone limitrofe, ovvero la patria del genere; da lì in poi fu molto più facile far conoscere questo modo di fare musica.
Negli anni ottanta l'hip hop iniziò a diversificarsi e a svilupparsi in una forma più complessa. Nello stesso tempo sorsero tecniche più sofisticate, come scratching e campionamenti. Nel 1980 arrivò al successo un altro grande nome, Kurtis Blow. Seguì Grandmaster Flash con i suoi Furious Five, nel 1982, che aprirono la strada al rap impegnato a partire da "The Message", brano scritto da Melle Mel.

Golden age


Fino ad allora, il modo di fare rap era ampiamente basato sulla mescolanza di breaks e musica elettronica. L'arrivo sulla scena dei Run-DMC rivoluzionò il genere: il loro stile fatto di un suono scarno ed essenziale ma potente ed infarcito di riff di chitarra, diviene ben presto un nuovo punto di riferimento. I Run-DMC segneranno l'inizio dell'età dell'oro dell'hip hop, divenendo il primo gruppo a salire alla ribalta del mainstream musicale cavalcando il crescente successo di un genere che avevano contribuito a rendere efficace. Il rap diviene così un genere magmatico ed in velocissima evoluzione, anche i contenuti cambiano: riprendendo modelli giamaicani, i testi divengono più espliciti, con molte oscenità, ma spaziando fino alla denuncia sociale, a volte caricata di violenza.
Alla fine del decennio apparvero nuovi stili e sottogeneri dell'hip hop, e questa musica ottenne così altra popolarità. I musicisti di genere collaborarono anche con gruppi rock, e diedero vita anche a generi come conscious hip hop, jazz rap e gangsta rap.
Fino alla prima metà degli anni ottanta, il rap è terra di conquista per afroamericani. Il 1986, oltre a vedere il successo dei Run-DMC porta alla ribalta il primo gruppo rap formato da bianchi: i Beastie Boys, provenienti da esperienze hardcore punk ed affiancati dal produttore Rick Rubin (che già aveva lavorato con i Run-DMC). Il loro primo album, Licensed To Ill, diviene vendutissimo in breve tempo, dimostrando così che il rap (come altri generi prima di lui, ad esempio il jazz o il rock) può diventare linguaggio universale.
Quello che invece rimane difficile da estirpare nel genere è una sorta di machismo, unito ad una sostanziale ostilità verso le donne: sono poche quelle che riescono ad affermarsi in un ambiente dove effettivamente vengono spesso prese in considerazione solo dal punto di vista sessuale, Ice-T disse "Fin dall'inizio della mia carriera mi hanno accusato di sessismo perché sono sincero e dico apertamente com'e' che gli uomini vedono le donne. Un sessista vede le donne semplicemente come pezzi di carne. Il fatto è che gli uomini guardano le sporgenze delle donne, e le donne guardano le sporgenze degli uomini. Questo è sessismo?". La presenza femminile comunque non si scoraggiò arrivando al successo ugualmente: grazie a Queen Latifah e, più recentemente, Lil'Kim e Missy Elliott.
Nel 1987, solo un anno dopo il successo di Beastie Boys e Run-DMC, il mondo del rap fu nuovamente scosso da un vero e proprio terremoto come i Public Enemy (nome mutuato da una canzone di James Brown, Public Enemy n.1, dedicata all'eroina). In un periodo in cui l'ascesa del rap creava figure inconsistenti fatte di immagini ricorrenti (catene d'oro, medaglioni, borchie) e molti rappers erano ormai delle parodie di se stessi, i Public Enemy si fecero avanti armati di sveglie al collo e delle tesi e le ideologie di Malcolm X e dell'Islam, sfornando rime politiche e ricche di figure retoriche. E proprio i Public Enemy, insieme a NWA, Ice Cube, Ice-T, sono responsabili della trasformazione del rap nella Black CNN (termine coniato da Chuck D), sistema di informazione della gente di colore: nei dischi i testi si fanno polemici e politicizzati, compaiono testi di denuncia, i video diventano un incitamento alla rivolta, spesso scontrandosi con la rigida censura americana. Questo sancisce inevitabilmente l'esplosione della violenza nei ghetti neri, e questo finisce inevitabilmente per interessare anche il dorato mondo di Hollywood, che approfitta dando vita a varie pellicole fra cui ricordiamo "Colors", "New Jack City", "Boyz'n The Hood", "Juice".
Tramontata l'epoca dei Public Enemy, il cui Greatest Misses si rivela un vero e proprio buco nell'acqua, sono già pronti a salire sul palco nuovi artisti. Fra questi vi sono De La Soul e Jungle Brothers, che fissano nuove tendenze sia nei testi che nell'aspetto, e si fanno largo nuove filosofie basate su simboli di pace. Alcuni rappers, come per esempio KRS-One, si trasformano da gangster in sostenitori di movimenti che mirano a fermare la violenza.

Dal 1994 ai giorni nostri


Negli anni novanta si assistette anche ad un violento confronto tra le due maggiori correnti gangsta, West Coast ed East Coast. Tale scontro interessò Tupac Shakur e The Notorious B.I.G., e finì con le loro dipartite rispettivamente nel 1996 e nel 1997.
All'inizio dei '90 si intravedono anche i primi palesi tentativi di commercializzazione del genere rap, da qualcuno definito entertainment (intrattenimento): ne sono responsabili personaggi come MC Hammer e Vanilla Ice, il fenomeno ha vita breve nelle forme in cui era stato concepito, e l'hip hop inizia a tornare alle origini, riscoprendo le sonorità dei generi che l'hanno "creato" come il jazz e il R&B, dando origine a gruppi interessanti come i Common, Mos Def, Roots, Dream Warriors, gli US3, o i Gang Starr di Guru (autore fra l'altro del progetto Jazzmatazz), e a collaborazioni con artisti del calibro di Herbie Hancock e Ronnie Jordan.
Nel '96 i Bone Thugs-N-Harmony, da Cleveland (Ohio) pareggiarono i Beatles per il singolo a più rapida ascesa in classifica ("Tha Crossroads"). Quattro anni dopo, l'album The Marshall Mathers LP di Eminem vendette nei soli USA più di nove milioni di copie e vinse un Grammy Award.
Il rap negli Stati Uniti, paese dove è nato, è oggi diventato a tutti gli effetti un genere affermato come gli altri, la sua versione più commerciale ha un'ampia fetta di mercato musicale e quindi sottostà alle regole che governano il mondo discografico: la vivacità lirica e la profondità dei testi lasciano più spazio a produzioni orecchiabili, hits capaci di vendere molto, essere ballate nei club, tirare la volata ad interi dischi. Nonostante questo, la versione più prettamente underground di questo genere continua ad essere veicolo di idee, oltre ad avere grandi capacità di denuncia sociale. È quindi sempre più evidente la frattura tra il rap commerciale ed il rap underground. Ne è una riprova la diversa carriera fatta da due tra gli MC più importanti di New York: Nas e Cormega.

I rapper oggi e le gare di freestyle


I rapper si vestono in modo generalmente largo, pantaloni a vita bassa, magliette larghe. Ci si trova generalmente a caso per fare sfide incentrate sulle rime libere, chiamate "gare di freestyle" o battling.
Ogni "freestyle" è generalmente composto da un tempo determinato per ogni rapper, nella quale quest'ultimo deve cercare di coinvolgere e convincere il pubblico delle proprie migliori qualità. Così crea delle rime in improvvisazione, di solito fondate sull'autocelebrazione o sul ridicolizzare ed offendere ironicamente (ma molto più spesso pesantemente) il proprio avversario.
All'inizio, prima che il DJ inizi a far partire la base musicale su cui i rapper devono rappare, si tira una moneta in aria per decidere chi incomincia. Prima ancora dell'inizio della sfida, l'arbitro fa decidere al rapper, che inizia una parola su cui si dovrà basare poi il testo musicale improvvisato in quel momento.

Impatto sociale


Il rap fa parte della cultura hip hop, movimento che include anche breakdance e graffiti writing, oltre che gergo ed abbigliamento propri. La popolarità di questa musica ha contribuito alla diffusione della sua cultura d'origine, negli Stati Uniti e in minor misura all'estero.

Stile di vita


Alla fine degli anni novanta, nel rap si è molto diffuso il "bling bling", incentrato su simboli di ricchezza ed elevazione sociale come denaro, gioielli, auto di lusso ed abiti firmati. Anche se I riferimenti alla ricchezza esistono sin dalla nascita dell'hip hop, la cultura "bling bling" è molto più radicata nei fortunati lavori di quel periodo (nella fattispecie, i video musicali) di Puff Daddy e della Bad Boy Records; rilevante è stato anche il ruolo della No Limit Records, di Master P. Tuttavia il termine è stato coniato nel 1999 con Bling Bling, noto singolo di Lil' Wayne (Cash Money Records). Gli artisti Cash Money, furono ritenuti gli epitomi di stile ed attitudine "bling bling". Sebbene molti rapper, specie quelli gangsta, senza pentimento mirano ed inneggiano al bling bling, altri artisti soprattutto undeground l'hanno apertamente criticato. Da loro, infatti, non sono rare le accuse di materialismo a questo stile di vita.

Influenza sui giovani


Il successo di rap e suoi sottogeneri ? ancora una volta, in questo caso, il gangsta ? ha anche avuto un forte impatto sociale sui comportamenti dei giovani di oggi. L'attitudine a volte egoista, ritratta in testi e video di alcuni artisti di genere, ha spesso avuto conseguenze negative per i fans. I modi di fare di certi artisti non rispecchiano il resto dell'hip hop, e gli effetti dei loro testi sui giovani di questa cultura sono molto dibattuti. Molto spesso i ragazzi adottano la personalità "gangsta", molto edonista e modaiola, senza essere parte di una gang. Simili comportamenti inducono più volte a comportamenti antisociali, come la persecuzione del proprio pari, l'avversione alla buona educazione, il rifiuto dell'autorità, e a crimini minori come il vandalismo. Un'evidente sottocultura "pseudo-gangsta", si è molto diffusa tra i giovani del Nord America.

Omofobia


Poiché la musica hip hop pone quasi sempre enfasi all'"ipermascolinità", i suoi testi riflettono per molti atteggiamenti tendenti all'omofobia. Spesso si sospetta che vi siano in giro rapper omosessuali, a lungo mai entrati in scena per timore di possibili polemiche. Ciò ha toccato anche artisti come Queen Latifah, Da Brat e parecchi altri. Nel 2001 si è tenuto il primo PeaceOUT World Homo Hop Festival, che ha ospitato rapper omo, bisessuali e transgender. Il festival è stato sostenuto ad Oakland (California), ed è stato curato dall'artista ed attivista Juba Kalamka, e viene tuttora aperto ogni anno. Nel 2003, si diceva che il gay Caushun per l'etichetta Baby Phat (di Kimora Lee, allora sposata con Russell Simmons); tuttavia nessun suo disco è stato finora pubblicato. Nel settembre del 2005 il documentario Pick Up the Mic, presentato all'International Film Festival di Toronto (Canada), parlava di artisti omo, bisex e transgender: tra questi Deep Dickollective, JenRO, Tori Fixx e il duo God-Des and She.

Linguaggio


L'hip hop ha un gergo distintivo, che include parole come yo, flow e phat. Grazie al successo del genere negli ultimi decenni, molte di queste parole sono state assimilate in vari dialetti differenti in tutto il mondo. Oggi anche chi non ascolta rap, ne usa a volte il gergo. Vi sono anche parole come homie, anteriori all'hip hop ma spesso associate. Talvolta espressioni come what the dilly, yo sono diffuse da una singola canzone (in questo caso, "Put Your Hands Where My Eyes Could See" di Busta Rhymes), ma sono solo usate per poco tempo. Particolarmente importante è lo slang di Snoop Dogg ed E-40, che aggiungono -izz ed -n a metà parola (ad esempio, per loro shit diventa shizznit). Questa pratica fu usata per la prima volta da Frankie Smith, nel suo linguaggio senza senso (il singolo "Double Dutch Bus", del1980). Si è diffusa anche tra quelli che non sono fan del rap, che addirittura non conoscono la derivazione di -izz.

Problemi con la censura


Negli anni recenti l'hip hop ha incontrato con la censura più problemi che il resto della musica, per l'uso di imprecazioni. Riceve anche strali, perché a volte è anti-establishment, e molti brani parlano di guerre e colpi di stato che alla fine rovesciano il governo. Per esempio "Gotta Give the Peeps What They Need" dei Public Enemy fu editata senza il loro permesso, rimuovendo le parole "free Mumia"[2]. L'uso di parolacce in molte canzoni ha generato sfide nella loro trasmissione, sia nei videoclip (specie su MTV) che in radio. Di conseguenza molti brani rap sono trasmessi censurati: le volgarità vengono tagliate dalla registrazione (ma senza intaccare il background), oppure i testi sono sostituiti con altri non offensivi. Il risultato – che spesso rendono incomprensibile il testo o contraddice la produzione – è quasi diventato una costante del genere. Spesso questa censura è stata presa in giro in film come Austin Powers: Goldmember (2002), in cui un personaggio – che prende in giro un video hip hop – canta un intero verso censurato.
Nel 1995, Roger Ebert scrisse: [3]
"Il rap ha una cattiva reputazione nei circoli bianchi, dove molta gente crede che consista solo di versi gutturali razzisti e misogini, gonfi di parolacce. Qualche esempio lo dimostra, molti altri no. Molti ascoltatori bianchi non se ne curano; ascoltano voci nere in una litania di malcontento, e per giunta male intonate. Già oggi il rap gioca lo stesso ruolo che Bob Dylan aveva nel 1960, dando voce a rabbie e speranze di una generazione, e molti brani di genere sono imperniati su scritture potenti.".

L'hip hop nel mondo


Benché l'hip hop sia nato negli Stati Uniti, si è ampiamente diffuso oltre i loro confini. Fino agli anni ottanta, il genere era noto solo negli USA. In quel decennio cominciò a diffondersi in ogni continente, e in vari paesi divenne parte della locale cultura musicale. L'aumento di popolarità del rap è stato quasi parallelo alla diffusione della cultura hip hop - ad esempio la breakdance. Attualmente, a livello mondiale, tra gli artisti di genere solo Eminem e Tupac Shakur hanno finora venduto almeno 50 milioni di dischi a testa.

Europa


Regno Unito


Alla fine degli anni novanta, in Gran Bretagna hanno riscosso ampi successi Roots Manuva e Blak Twang, in ambito underground. Dai primi anni 2000, musicisti come The Streets, So Solid Crew, Dizzee Rascal e Goldie Lookin Chain hanno ottenuto ottimi risultati in classifica. La popolarità di garage music e grime, anch'essi basati sull'MCing, hanno contribuito al successo dell'hip hop britannico. Tra i rapper della scena locale, famosi sono anche Lady Sovereign, Braintax, Jehst e Sway.
Molti artisti di hip hop francese vengono dai sobborghi di Parigi, Lione, Strasburgo, Tolosa e Marsiglia. Poiché in Francia lo stato sociale è molto più ampio che negli Stati Uniti, la povertà delle comunità nordafricane e dell'Africa occidentale (in cui hanno le radici la maggior parte dei rapper francesi) non è estrema come quella dei ghetti nordamericani; in ogni caso molti artisti vengono dai quartieri popolari (gli HLM: habitation à loyer modéré, cioè edifici di edilizia pubblica destinati a essere affittati) abitati prevalentemente da Africani ed Arabi poveri.
La maggior parte dei rapper francesi discende dagli immigrati africani o dei cosiddetti DOM-TOM, cioè i residui delle colonie francesi in America e in Asia. Nonostante pionieri come Lionel D o DJ Dee Nasty non abbiano origini africane, gli africani hanno dominato la scena musicale. Tuttavia, contrariamente agli Stati Uniti, gruppi formati da artisti di etnie diverse sono sempre stati comuni in Francia. Molti dei più importanti rapper francesi sono caucasici: Kool Shen (di origini francesi e portoghesi), Akhenaton (di origini italiane), Diam's (di origini francesi e cipriote). Molti altri provengono invece dalle colonie francesi per studiare o in cerca di una vita migliore. MC Solaar, nato in Senegal, ha pubblicato il suo primo CD nel 1991. Le due città più importanti per la scena francese sono Marsiglia e Parigi (la maggioranza dei rapper francesi proviene dai sobborghi di Parigi).
Il mercato francese rap è secondo solo a quello degli Stati Uniti.
L'hip hop comparve in Francia nel 1979, proprio quando il genere cominciava a riscuotere successo negli U.S.A.; la sua popolarità era dovuta anche alla grande presenza di Africani in Francia. Dal 1982 cominciarono a nascere le prime radio hip hop, come Rapper Dapper Snapper, dove la futura star DJ Dee Nasty fece la sua prima apparizione. Nello stesso anno si tenne il primo grande concerto rap in Francia, il New York City Rap Tour, sponsorizzato dalla radio Europe 1 e con la presenza di Afrika Bambaataa, Grandmixer DST, Fab 5 Freddy, Mr Freeze e la Rock Steady Crew.
Già nel 1983 l'hip hop era una parte rilevante della scena musicale francese. "Paname City Rappin" (1984) di DJ Dee Nasty fu il primo album pubblicato: un album funky, realizzato per l'etichetta di Nasty stesso, la Funkzilla. La metà del decennio vide anche la salita di performers come Johnny Go, Lionel D, Destroy Man e Richy, merito anche dell'influente show di Dee Nasty, Le Deenastyle Radio Show, su Radio Nova. Alla fine degli anni '80, la Zulu Nation di Bambaataa era ben impiantata in Francia, che diventa la sede del secondo più grande nucleo (il primo è nel Bronx) dell'organizzazione che promuove l'unità e la fraternità tra i neri. Tuttavia, negli anni '90 una serie di controversie ha scosso l'organizzazione che ha poi cessato di esistere.
La prima vera star dell'hip hop francese è stato MC Solaar, vero nome Claude M'Barali, nato a Dakar in Senegal. "Qui sème le vent récolte le tempo", del 1991, diventa una hit. Solaar mostra un carattere positivo e aperto, un certo talento letterario e notevoli ironia e senso dello humor; ha al suo attivo molti primati, tra cui quello del primo disco di hip hop francese a conquistare il disco di platino. Da ricordare anche la sua partecipazione al progetto "Jazzmatazz" di Guru (Gang Starr), esperimento d'unione tra musica jazz e rap.
Sulla scia del successo di MC Solaar, emergono due stili chiave per la scena hip hop francese: artisti come Solaar, Dee Nasty e Alliance Ethnik utilizzano uno stile ottimista e pacato, mentre altri, quali Assassin e Supreme NTM, assumono un aspetto più aggressivo. Molti artisti si ritrovano al centro di polemiche per testi che sembrano glorificare omicidi di poliziotti ed altri crimini, una tendenza simile a quella dei testi della West Coast americana. Negli anni '90 la musica rap cresce fino a diventare uno dei generi più famosi in Francia; nel 1997, il disco "L'Ecole du Micro d'Argent" degli IAM vende più di 1 milione di copie, seguito dall'ultimo disco degli NTM "Supreme NTM", arrivato a 700.000 copie.
Negli anni 2000, in concomitanza con gli sviluppi negli States, comincia un distacco nell'hip hop francese tra artisti che vendono tantissimo, cavalcando il mainstream, ed artisti indipendenti più credibili ed innovativi.

Germania


La Germania è, secondo le statistiche di vendita, il terzo bacino d'utenza del mondo per questo genere musicale, dopo gli Stati Uniti e la Francia.
Durante gli anni 1980 elementi della cultura hip hop come i Graffiti Writing e la breakdance iniziarono a diffondersi anche nell'Europa Occidentale. La musica hip hop iniziò a diventare un fenomeno commerciale solo nell'ultima metà del decennio. Nei primi anni 1990, Die Fantastischen Vier (The Fantastic Four) diventarono il primo gruppo musicale hip hop tedesco a raggiungere un certo successo commerciale, contribuendo a diffondere il genere. Secondo un servizio dell'European Music Office intitolato Music in Europe, Die Fantastischen Vier originariamente attiravano un pubblico giovane, ma erano spesso accusati di essere degli 'Spassrapper' (artisti rap dediti semplicemente al divertimento, senza un reale spessore musicale). Nel 1994 il Rödelheim Hartreim Projekt a Francoforte sul Meno portò un suono più duro sul mercato dell'hip hop di lingua tedesca, facendo conoscere artisti come Moses P. e portando al successo presso il grande pubblico artisti come Sabrina Setlur e Xavier Naidoo nel lasso di tempo che va fino alla fine del decennio.
Artisti come Advanced Chemistry e la rapper Cora E. furono rappresentativi di un tipo di hip hop maggiormente corrispondente alle radici dell'hip hop statunitense, anche se molto lontano dal successo commerciale e dalla cosiddetta Neue Schule nata attorno alla metà degli anni '90. Amburo e Stoccarda furono i principali centri di diffusione commerciale dell'hip hop con gruppi come Fettes Brot, Fünf Sterne Deluxe e Absolute Beginner per la prima, e Massive Töne e Freundeskreis per la seconda.
Attualmente, il rap di lingua tedesca è evoluto in forme d'arte sfaccettate comprendendo stili come il Battle rap (Kool Savas, Azad), Gangsta rap (Bushido, sido), Conscious hip hop (Curse) ed artisti dai contorni musicali meno netti come Samy Deluxe, Eko Fresh, oltre a rapper in lingua inglese come Raptile o Beginner.
Le principali etichette che trattano l'hip hop tedesco sono Optik Records, Deluxe Records, Ersguterjunge, Four Music e Aggro Berlin [1]. Una delle principali distributrici di hip hop tedesco è l'etichetta Groove Attack che si occupa anche di pubblicare diverse produzioni rap statunitensi.

Svezia


L'hip hop svedese è emerso negli anni ottanta,. Dai novanta artisti come Looptroop, The Latin Kings ed Infinite Mass sono passati dalle rime in inglese al "rinkeby Swedish", un linguaggio pidgin usato perlopiù per le registrazioni in patria.

Irlanda


In Irlanda l'artista hip hop più famoso è DJ Collie, seguito da Craz-e, B-Wonder e da gruppi come Man against machine. Il Paese ha anche una propria rivista di genere, "Rap Ireland", di proprietà di Kev Storrs, DJ Frank Jez di FM104 e Tim Dogg. In ambito urban, sono noti DJ Ahmed, DJ Tando e DJ Mo-K.

Polonia


In Polonia il rap è tra gli stili musicali più di successo, ed artisti come Kazik e Liroy, emersi nei primi anni novanta, si trovano in prima linea nel mainstream locale. Attualmente l'hip-hop polacco si è diversificato e si è fatto conoscere da una maggiore fetta di pubblico, con rapper come OSTR, WWO, Vienio, Gural, Pezet, Tede, Pokahontaz, Abradab e Syndesmo. Lì non mancano inoltre etichette indipendenti, che producono stili differenti in varie città polacche.

Paesi Bassi


I primi rapper olandesi di successo furono gli Osdorp Posse, bianchi ed originari di Amsterdam, e la crew The Postmen, da Capo Verde e Suriname. Negli anni recenti, artisti rap di origine marocchina come Ali B e Raymzter hanno ottenuto alcuni successi e sono diventati culturalmente influenti. Raymzter è noto per la canzone Kut Marokkanen??!, che argutamente lanciò un semiosceno insulto razzista agli ascoltatori. Il duo Lange Frans & Baas B ha prodotto varie hit, come la patriottica Het land van ("La terra di..."). Nel 2005, De Jeugd van Tegenwoordig ("La gioventù di oggi") si sono affermati con Watskeburt?! ("Che succede?!").

Islanda


In Islanda il rap è stato a lungo rappresentato dai Quarashi.

Estremo Oriente


Filippine


In Asia, le Filippine sono considerate il primo paese ad aver sviluppato una propria scena locale hip hop, nell'area sull'Oceano Pacifico. La nascita dell'hip hop filippino, o Pinoy Rap, avvenne nei primi anni ottanta con canzoni di Dyords Javier ("Na Onseng Delight") e Vincent Dafalong ("Nunal"). Il genere si sviluppò lentamente in quel decennio, ma presto raggiunse il mainstream con il primo album di Francis Magalona, "Yo!". Il disco conteneva un singolo nazionalista, "Mga Kababayan" (I miei connazionali). Magalona, che rappava sia in inglese che in tagalog, divenne un pioniere del genere e in seguito una star. Tra gli artisti rap filippini, si distinguono oggi Michael V., Rap Asia, MC Lara e Lady Diane.

Corea del Sud


A Seul, l'hip hop coreano è diventato una sorta di fenomeno culturale. Alcuni fans sostengono che i rapper coreani hanno abilità paragonabili a quelle dei colleghi USA. Tra gli artisti hip hop locali, si fanno notare Jo PD, Drunken Tiger, Psy ed Epik High. Si dice talvolta che l'hip hop coreano music rappresenta l'antitesi, rispettabile e conscia dei cambiamenti sociali, della cultura pop superficiale e confusa che pervade oggi la musica locale.
In Sud Corea il rap ha cominciato ad avere successo a metà degli anni novanta. Spesso gli artisti mainstream del Paese ricordano l'R&B o il pop, e si rifanno agli stili vocali e di ballo dei colleghi statunitensi. Tra i primi rapper locali—che di rado scrivevano loro stessi i testi—vi erano Kim Gun Mo, Seo Taiji and Boys, Deux e DJ DOC. All'inizio rappavano quasi solo in coreano; oggi, invece, il genere usa perlopiù l'inglese. Seo Taiji, di discutibile origine heavy metal, nei suoi brani campiona spesso chitarre distorte, ed altri artisti incorporano anche influenze techno.
Pochi, tra cui Seo Taiji ed MC Sniper, si rifanno anche a stili musicali locali come pansori o nongak (la musica degli agricoltori). I primi artisti di genere imitavano, in modo palese, celebri artisti americani. Ad esempio, "Come Back Home" di Seo Taiji ha uno stile vocale e di produzione che ricorda i Cypress Hill. Il primo album completamente "rap" fu il debutto di Kim Jin Pyo, nel 1997. Secondo Tablo degli Epik High, "La forma del rap coreano — beats, rime, esibizioni, look — oggi è indistinguibile da quella americana. La rilevanza sociale, peraltro, ci mette lungo tempo a farsi sentire. Il messaggio si sta lentamente avvicinando alla media.".
Vi è anche un underground hip hop coreano, concentrato soprattutto su ritmi non frivoli e sull'abilità vocale. In questo ambito sono noti Quiett, PaloAlto e TBNY.
Negli Stati Uniti è abbastanza diffuso anche il rap coreano/americano. Esso si è sviluppato a metà degli anni novanta, specie grazie agli sforzi di Tiger JK e DJ Shine, i Drunken Tiger. Il duo si formò con la canzone "Black Korea" di Ice Cube, ed usavano la musica come mezzo di scambio culturale ed armonia razziale. Sulla falsariga dei Drunken Tiger, emersero altri gruppi ed etichette di genere, contribuendo al suo successo. Il gruppo è anche alla base della crew The Movement (Bobby Kim, Drunken Tiger, Eun Ji-Won e Tasha Reid).

Giappone


L'hip hop giapponese, detto anche nip hop o j-hip hop, è una variante nazionale di hip hop nata in Giappone all'incirca nel 1983 quando Wild Style di Charlie Ahearn venne presentato a Tokyo. Il film puntava l'obiettivo sugli artisti di graffiti, ma anche su alcuni MC della old school come Busy Bee e Double Trouble, alcuni DJ come Grandmaster Flash e breaker come quelli della Rock Steady Crew.
Seguendo le orme del film, musicisti di strada iniziarono a ballare breakdance presso lo Yoyogi Park. Crazy A emerse rapidamente come b.boy, e successivamente fondò la Rock Steady Crew Japan, mentre DJ Krush diventò un rinomato DJ dopo la crescita artistica del periodo dello Yoyogi Park. Diversi DJ seguirono queste strade a partire dal 1985. Un anno dopo a Shibuya aprì un club completamente dedicato all'hip hop. All'epoca vi erano alcune esitazioni ad utilizzare la lingua giapponese per il rap: l'accento e le notevoli variazioni verbali potevano rendere la lingua inadatta allo scopo. Alcuni rapper emersero comunque come Ito Seiko, Chikado Haruo, Tinnie Punx e Takagi Kan.
Negli anni 1990, apparve un J rap orientato ad un pubblico adolescente, e l'hip hop entrò a far parte del mainstream musicale giapponese. Il primo brano di successo fu di Scha Dara Parr: Kon'ya wa Boogie Back. L'anno successivo Da.Yo.Ne. e Maicca di East End X Yuri diventarono dischi di platino.

Cina


Arrivato negli anni novanta, l'hip hop ha iniziato a riscuotere consensi anche nella regione cinese. Partito timidamente da Hong Kong e Taiwan, ha poi definitivamente attratto anche la Mainland. Il taiwanese MC Hot Dog si è fatto notare per i suoi "beats" creativi, per il flow insolito e per i riferimenti alla giovane classe media del suo Paese. Il collettivo rap Lazy Motherfucker, di Hong Kong, è stato spesso paragonato ai Wu-Tang Clan per l'alto numero di membri e il flow simile.
Per l'hip hop cinese è stato difficile sfondare in mainstream negli Stati Uniti, ma nel 2002 il rapper sinoamericano Jin Au-Yeung (meglio noto come Jin o Jin Tha Emcee) ebbe per la prima volta buoni consensi. Per sette settimane consecutive, vinse il premio "Freestyle del Venerdì" su 106 & Park, programma tv di BET dedicato al rap. Jin annunciò di aver firmato per l'etichetta Ruff Ryders, dopo aver vinto l'ultimo battling televisivo. Ciò è corrisposto ai primi successi dell'hip hop cinese negli USA, mentre l'attenzione su di lui è aumentata. Due anni dopo rilasciò un album prodotto dalla Virgin/Ruff Ryder, The Rest Is History. Jin è diventato così il primo rapper asiatico-americano a pubblicare un disco solista per il mainstream. Tuttavia l'album non ha avuto successo, secondo molti fan dell'hip hop per la mancanza di una promozione adeguata. Così, dopo sette mesi, The Rest Is History uscì dai negozi.

Medio Oriente


Israele


In Israele, il rap ha acquistato elevata popolarità alla fine degli anni novanta grazie a molti musicisti come i Subliminal , con diversi cd pubblicati e numerosi concerti, e i Teapacks o Tipex che hanno rappresentato Israele all'Eurovision Song Contest 2007 con il brano Push the Button, un inno alla pace e alla voglia di vivere dei giovani Israeliani. Da ricordare Mook E. che nelle sue canzoni invita alla pace e alla tolleranza

Palestina


Il rapper più affermato è (Tamer Nafer)

Iran


Attualmente l'hip hop ha un vasto seguito anche in Iran, con centinaia di gruppi e singoli musicisti sia nelle zone occidentali che in quelle orientali. I Zedbazi sono ritenuti tra i migliori gruppi rap locali, e le loro canzoni sono state scaricate più di 8 milioni di volte.

America Latina


Porto Rico


A Porto Rico, Vico C divenne il primo rapper di successo di lingua spagnola, e il suo lavoro discografico segnò l'inizio del reggaeton. Il rap a Porto Rico raggiunse massima popolarità nel 1989, quando Vico C entrò in classifica con la hit La Recta Final (La via finale), che lo rese famoso a livello internazionale.

Merenrap


Durante la diversificazione dell'hip hop negli anni novanta, anche Proyecto Uno diffuse il genere a New York e dintorni, specie nella comunità latina che aveva già lanciato il merenrap. Questa era una fusione di hip hop e merengue, sorta nella Repubblica Dominicana. Santi Y Sus Duendes e Lisa M rilasciarono insieme un singolo, "Soy Chiquito & No Inventes Papito, No Inventes".

Messico


In Messico, il rap fu reso di successo da Calo nei primi anni novanta. Più tardi artisti latin rap come i Cypress Hill arrivarono nelle classifiche USA. Nello stesso tempo, il gruppo rapcore messicano Control Machete riscosse consensi in patria.

Cile


A metà anni novanta comparvero anche i Chilean Tiro De Gracia, che dal Cile iniziarono a farsi conoscere in Perù, Colombia, Messico e Porto Rico.

Cuba


Un concerto hip hop annuale ad Alamar (L'Avana) ha aiutato l'hip hop cubano ad emergere, a cominciare dal 1995. Da allora il rap a Cuba è accresciuto costantemente in popolarità, anche grazie al sostegno governativo per alcuni musicisti locali.

Brasile


Negli ultimi vent'anni, anche in Brasile l'hip hop ha ottenuto un ampio seguito. B-boys (ma anche b-girls), dj, rapper ed autori di graffiti locali si sono organizzati in vere e proprie crew, che prestano anche volontariato e lavorano per aiutare i giovani a loro vicini a dedicarsi ad arte ed assistenza sociale.

Canada


In Canada l'hip hop è diventato popolare grazie all'artista locale Maestro Fresh Wes, alla fine degli anni ottanta. Il suo singolo "Let Your Backbone slide" dominò le classifiche per più di un anno. All'inizio del decennio successivo, più musicisti come Michie Mee e i Rascalz si sono stabiliti ai primi posti nel crescente movimento urban canadese, specie intorno a Toronto e Vancouver. Più di recente, rappers come Choclair, Swollen Members, Saukrates, Kardinal Offishall, Sweatshop Union, Hugh "MC Son" Ryan, Black Jays, Jelleestone e k-os sono diventati nomi familiari nel rap locale, benché non siano ancora riusciti a sfondare nei vicini Stati Uniti. K'naan, originario della Somalia, che ibrida somalo ed inglese nei testi, ha avuto non pochi consensi in Canada, Europa e vari altri paesi. L'underground hip hop di Buck 65, eclettico ed influenzato anche dal country, ha ottenuto anch'esso un considerevole successo internazionale.

Hip hop africano


La musica hip hop diventò popolare in Africa già dai primi anni 1980 grazie alla diffusione dell'influenza statunitense. Il primo gruppo hip hop africano furono i Black Noise, sudafricani di Città del Capo, che iniziarono la loro attività come writer e ballerini di breakdance, per poi iniziare con l'MCing all'incirca nel 1989. L'apartheid che all'epoca dominava il Sud Africa, cercò di impedire la diffusione del rap per l'aiuto che dava alla lotta per l'uguaglianza tra le etnie presenti sul territorio sudafricano. Successivamente, il governo rese legale l'hip hop nel 1993, permettendo la programmazione di musica rap in radio e di video del medesimo genere in TV.
Nel 1985 hip hop raggiunse il Senegal, paese francofono dell'Africa Occidentale. Alcuni dei primi rapper senegalesi furono MC Lida, MC Solaar e Positive Black Soul, che mescolavano rap al Mbalax, un tipo di musica suonata nell'Africa occidentale da secoli. Durante la fine degli anni '80 e l'inizio degli anni '90 il rap iniziò ad essere sempre più conosciuto in tutta l'Africa, ogni regione presenta comunque un proprio definito stile musicale, così elementi di rap possono trovarsi anche nel Kwaito, un nuovo genere basato sulla house music , sviluppato in Sud Africa durante gli anni '90.

Hip hop australiano


L'Hip hop australiano è una cultura nata nei primi anni 1980 e fortemente influenzata dalla radice hip hop statunitense importata via radio e via TV. Sin dai tardi anni 1990 un univoco stile locale si è sviluppato dando credibilità all'hip hop australiano soprattutto riguardo la musica alternativa e l'underground.
Il primo disco di hip hop australiano ad essere pubblicato fu "16 Tons b/w Humber Mania Time" di Mighty Big Crime, per Virgin Records e Criteria Productions nel 1987, talmente simile nello stile ai Beastie Boys da essere imbarazzante. Il duo di Melbourne si sciolse di lì a poco, formando successivamente The Freaked Out Flower Children con Sophie Lee.
Tuttavia la prima pubblicazione degna di nota fu "Combined Talent" di Just Us nel 1988, un'altra importante uscita fu Knights Of The Underground Table (1992) di Def Wish Cast, che localmente ed in Europa ebbe un buon successo in termini commerciali. Sempre nel 1992, Postcards From the Edge of the Undersound fu pubblicato dai Sound Unlimited (conosciuti come Sound Unlimited Posse), per la Sony, e rimase l'unico disco pubblicato da una major discografica per buona parte della decade a partire dalla pubblicazione di Mighty Big Crime per Virgin.
Le differenze di accento tra statunitensi ed australiani, usata dagli MCs locali come argomento dei brani, ha causato diverse odiose dispute all'interno della comunità hip hop australiana divisa tra autarchici ed imitatori dello stile statunitense. Tuttavia c'è una crescente tendenza degli artisti ad utilizzare l'accento locale e soprattutto argomenti più strettamente correlati alla cultura australiana.
L'hip hop australiano è parte di una scena underground fatta di poche hit di successo nell'ultimo decennio. Album e singoli sono pubblicati da etichette indipendenti spesso dirette dagli stessi artisti autori dei dischi. Nonstante sia ancora lontano dal successo presso il grande pubblico, negli anni recenti l'hip hop australiano è cresciuto rapidamente in popolarità. Sulla scia di un crescente interesse per il genere l'influente radio Triple J ha introdotto il programma Hip Hop Show, condotto dall'artista Maya Jupiter, ed interamente dedicato ad hip hop and rap e di aiuto fondamentale anche alla crescita del movimento locale. Nel 2004, la Australian Record Industry Association ha introdotto una nuova categoria nell'annuale ARIA Music Awards: Best Urban Release, la cui prima edizione è andata a Koolism.
Il gruppo di maggior successo commerciale in Australia è gliHilltop Hoods, giunti al disco di platino per il loro album The Calling e nel 2006 il loro album The Hard Road ha debuttato alla numero uno facendone il primo gruppo capace di questa impresa. Questo successo è stato imitato da 1200 Techniques, che ha vinto il disco d'oro per il suo album di debutto Choose One e si è fatto un'ottima reputazione come performer live. Il collettivo di Sydney The Herd ha raggiunto il successo con il secondo album An Elefant Never Forgets, contenente la controversa hit "77%" ed il singolo Burn Down The Parliament. The Cat Empire, gruppo specializzato in fusione di più stili inclusi l'hip hop ha a sua volta raggiunto un ottimo successo così come il produttore J Wess, già giocatore di pallacanestro, con il suo album di debutto The J Wess LP.
Obese Records is one of the biggest production labels within Australian hip hop. Their CEO is MC Pegz and they have signed such artists as the Hilltop Hoods, Drapht, Reason, Bliss n Eso and the Funkoars to name just a few.
Nel 2005, il produttore cinematografico indipendente Oriel Guthrie porta un documentario al Melbourne International Film Festival, dove include scene di freestyle battle in Australia oltre che interviste con Hilltop Hoods, Def Wish Cast, DJ Peril, The Herd, Danielsan dei Koolism e Wicked Force Breakers.
Nel 2006, il programma della ABC Compass ha mandato in onda un documentario intitolato "The Mistry of Hip Hop" che esplorava il movimento culturale e la popolarità raggiunta dall'hip hop in Australia. Il documentario seguiva una settimana della vita di un MC di Melbourne chiamato Mistry, mostrando scene di tutte e quattro le discipline: DJing, MCing, writing e breakdance.

Hip hop neozelandese


La cultura hip hop è un movimento culturale di origine afro-americana, composta da quattro discipline: MCing, DJing, writing e breakdance. Il primo elemento dell'hip hop a raggiungere la Nuova Zelanda fu la breakdance, che assunse una certa notorietà dopo la pubblicazione nel 1979 del film gangster The Warriors. Il primo singolo hip hop, "Rapper's Delight" della Sugarhill Gang diventò una hit in Nuova Zelanda quando venne pubblicata, un anno dopo l'uscita negli Stati Uniti. Dalla metà degli anni 1980, breakdance e writing si erano già stabiliti nelle aree urbane come Wellington e Christchurch.
Molti dei più importanti artisti neozelandesi sono di origine Maori e delle Isole dell'Oceano Pacifico. Tra questi Dalvanius Prime, la cui "Poi E" fu la prima hit di hip hop neozelandese, Dean Hapeta, e Upper Hutt Posse, il cui E Tu del 1988 fu fu il primo album autoctono di puro hip hop. Alcuni rapper, come i membri della Upper Hutt Posse, sono diventati famosi per le loro liriche a sfondo politico in supporto al tino rangatiratanga (autogoverno Maori). Nonostante il genere stesse crescendo in popolarità, molti neozelandesi detestavano l'hip hop ed alcune radio si attenevano a quello che veniva chiamato "no rap, no crap", ovvero il bando della musica hip hop dalla programmazione.
É stato il DJ della Upper Hutt Posse, DLT, che ha aiutato la fondazione e la crescita del movimento ad Auckland, in cui sono cresciuti artisti come Joint Force, Che Fu e Dam Native. DLT ha anche avviato in influente show radiofonico True Skool Hip Hop Show, che ha unito gli sforzi con la Wednesday Night Jam di Wellington per promuovere il genere. La scena underground di Wellington si fece vibrante alla fine degli anni 1980 con il locale supergruppo Rough Opinion ed una ondata di artisti come The Wanderers, Temple Jones e Hamofide. Negli anni 1990 ed all'inizio del XXI secolo, l'hip hop polinesiano e Maori è stabilmente cresciuto in popolarità, fino a diventare un vero e proprio genere musicale a sé stante chiamato Urban Pasifika. Gli artisti di questo periodo sono Savage, Che Fu, Nesian Mystik e Scribe, che è diventato il primo artista di genere ad essere contemporaneamente primo nella classifica album e singoli nel 2004.

Hip hop italiano


L'hip hop italiano è un genere musicale adattato sulla falsariga della musica hip hop, nata negli USA durante gli anni settanta diffusasi a livello internazionale a partire dalla decade successiva. I suoi esponenti di maggior successo per quanto concerne il mainstream sono stati Frankie Hi-NRG MC, Jovanotti, gli Articolo 31, Neffa, Bassi Maestro, Joe Cassano , Piotta e i Sottotono; più di recente Fabri Fibra, Mondo Marcio e Inoki che stanno iniziando ora a farsi conoscere hanno ottenuto contratti discografici con major, permettendo alle loro produzioni di essere pubblicizzate a livello nazionale, con dati di vendita molto positivi.Un altro artista di rilievo della scena italiana è Caparezza che si distingue molto da tutti gli altri repper sopracitati principalmente per i contenuti dei suoi testi.

Gli anni ottanta: the Old Skool


Dalla metà anni 80 si formarono i primi gruppi Hip Hop a Roma, a Torino e Genova. L'avventura del personaggio di Jovanotti inizia dalla capitale dove la cosidetta Old Skool vide Breaking e graffiti tra il centro della capitale ed Ostia. La galleria Colonna (oggi Galleria Sordi) era al centro di un raduno settimanale per b-boys tra cui ricordiamo: Mc.Shark, Dj Chino, Ice One e Dok.Frank e Massimo Colonna. Afrika Bambaataa fece il suo primo concerto Italiano a Roma nel 1985 al mitico locale del Piper supportato da Dok.Frank e Dj Chino. Jovanotti (alias Lorenzo Cherubini) nel 1987 incide il suo primo disco: Jovanotti for President. Non si può assolutamente parlare di un lavoro Hip Hop, ma i testi sono interpretati "rappando" in inglese con contenuti volutamente leggeri e faziosi, che conferiranno a Jovanotti quell'etichetta di "eterno ragazzino" che ancora oggi lo marchia. Naturalmente niente a che vedere con l'Hip Hop di allora che già trattava tematiche sociali della New York pericolosa degli anni '80 come "The Message" e "New York New York" di Grandmaster Flash & Furious 5. Jovanotti con "La mia moto" (e poi nel 1990 con "Giovani Jovanotti") abbandona in buona parte il corso iniziato l'anno precedente, sebbene "Il capo della banda" si possa considerare il primo rap cantato in Italiano a scalare le classifiche. Quando rientrerà in scena con un disco hip hop nel 1991, sarà già parte di un fenomeno leggermente più vasto, ed in espansione. Il personaggio Jovanotti non veniva tenuto in alta considerazione nell'ambiente Hip-Hop, rappresentava infatti il tipico prodotto nazional-popolare, che scopiazzava in modo becero mode ed attegiamenti di oltreoceano sul vecchio stampo di "Tu vuò fà l'americano" del compianto Renato Carosone. Successivamente gli venne riconosciuto un ruolo di rompi-pista per l'Hip Hop in Italia, in realtà si può dire che Jovanotti fece solo conoscere al grande pubblico una forma di espressione già presente sul suolo italiano spesso in ben altra veste. I rapper di allora rappavano in inglese testi propri sui modelli newyorkesi. L'italiano non veniva infatti usato, a favore della lingua madre di questo genere musicale. I membri della Old Skool fecero comunque da apripista a una sensiblità verso l'hip hop, erano comunque fuori dal giro della musica cosiddetta "commerciale".

I primi anni novanta


All'inizio degli anni novanta si muovon i rapper delle "posse", termine inglese che significa "gruppo", ancora vincolato alla visione politicizzata e di rivendicazione di diritti. Il movimento si sviluppò essenzialmente nell'ambito dei centri sociali, che trovarono in questo stile un mezzo per poter esprimere le proprie opinioni e diffonderle.
Si potrebbero affermare due realtà completamente distinte per il rap italiano. Nella prima si hanno rappers e crew strumentalizzati dal fattore economico e molto spesso criticati dalla scena "Underground", ossia la non commerciale, per il semplice fatto che, andando a colpire un certo tipo di "ascoltatori", la scena commerciale propone sonorità e rime che sanno di già noto, nonché più orecchiabili per il grande pubblico, senza perciò creare niente di nuovo: semplicemente attenendosi ai canoni dati dallo stereotipo di MC (rapper).
Alla scena commerciale, si contrappone la sopracitata sub-urbana, e le differenze non sono poche. Contrariamente al rap che mira all'incasso, l'Underground sottolinea le varie sfumature che assume questo genere per lo stile di ogni mc, richiedendo più attenzione nell'ascolto dell'album o della singola canzone e proponendo, o per lo meno cercando di proporre, qualcosa di nuovo nell'ambiente e, per pochi, nel rap in generale. Per farla breve la scena sub-urbana cerca, e probabilmente riesce, a dare il posto a produzioni più accurate, dove non basta più inventare qualche rima su una base qualsiasi ma è fondamentale la ricerca di uno "stile" (in molti casi, la ricerca dello stile sarà a scapito dei contenuti).
Probabilmente, pur essendoci, non era così drastica la distinzione fra le due realtà quando "Batti il tuo tempo", col quale l'Onda Rossa Posse di Roma invitava a combattere la disinformazione imperante a colpi di rap, comincia a far indossare pantaloni larghi ai giovani, o quando, nel 1992 gli Aeroplanitaliani portano al Festival di San Remo un brano dal titolo "Zitti Zitti (Il silenzio è d'oro)" che sfonda il muro dell'underground e si fa notare per una interpretazione sul palco del Teatro Ariston in cui un prolungato silenzio di 30 secondi, paradossalmente è ciò che fa più scalpore in quell'anno o ancora quando, nel periodo molto prolifico che ne segue Frankie HI-NRG MC e Assalti Frontali, tuttora in circolazione, riescono a emergere. Ovviamente il sound di quegli anni, molto semplice, con testi non troppo significativi e con "pezzi" mancanti di metrica, fu completamente abbandonato quando cominciarono a farsi notare nell'ambiente rappresentanti del genere come OTR, Porzione Massiccia Crew, Bassi Maestro al Nord, Sangue Misto e Colle Der Fomento al Centro, La Famiglia al Sud, ognuno con un proprio stile e un proprio modo di fare rap. Senza dubbio fra i citati i maggiori esponenti sono i Sangue Misto che con l'album SxM (ritenuto il migliore album di hip hop made in Italy) segnano l'epoca. Il punto di forza della crew fu il rappresentare il rap in modo davvero eccezionale, con basi cupe e acide e metrica incredibile.
Anche Adriano Celentano nel 1994 saltò sulla carovana in corsa della scena rap in pieno sviluppo, con il disco Quel punto, in cui rivendicava la paternità del rap italiano grazie alla sua Prisencolinensinainciusol, datata 1973, in cui effettivamente si poteva intravvedere una certa attenzione dell'autore alla scena Americana, che proprio in quegli anni dava i natali all'Hip Hop.
La "golden age"

Comincia così quello che viene definita la "golden age" del rap italiano. Uno dei protagonisti dell'età d'oro è Joe Cassano aka Johnny Jab, rapper cresciuto musicalmente tra New York e varie crew italiane, tra cui Bologna. Con l'album Dio Lodato del 1999, postumo alla sua morte per arresto cardiaco (1999), Joe raggiunge l'apice per flow e rime del rap italiano. Quest'opera, che comprende la maggior parte delle composizioni di Joe, è uno degli album centrali della golden age, segnato da pezzi quali Dio Lodato per sta chance... , Gli Occhi della Strada e Nocche Dure. Altri personaggi importanti di quest'epoca sono indubbiamente Neffa, Dj Gruff, Kaos One con uno stile aggressivo e graffiante, Esa, Deda e più in generale i Messaggeri Della Dopa, supercollettivo che dà vita all'associazione culturale Zona Dopa. Con la Zona si promuovono tantissime manifestazioni e jam in tutta Italia e tutt'ora attiva.
Vengono pubblicati in quel periodo dischi considerati classici, quali Fastidio di Kaos, Contro gli estimatori di Bassi Maestro, Novecinquanta di Fritz Da Cat' o Neffa & I Messaggeri Della Dopa di Neffa, che riscuote un buon successo a livello commerciale grazie al singolo Aspettando Il Sole. Di quegli anni è anche l'esplosione degli Articolo 31 e i Gemelli Diversi, spesso criticati e considerati fuori da questa ondata perché troppo "commerciali", e portatori di messaggi spesso disimpegnati. Oltre i Messaggeri non vanno dimenticati per i loro contributi i già citati OTR, capeggiati da Esa, La Pina e Polare. La crew stabilisce contatti con gruppi internazionali, come la CNN Crew di Bruxelles, formando il team La Connessione. Da non dimenticare poi personaggi come Dj Double S, dj, o Speaker Deemo, grafico.
Questo periodo, tuttavia, segna per l'hip hop italiano (nonostante una finalmente raggiunta ampia diffusione al pubblico di massa), un grande disimpegno nei contenuti. Sono infatti di questo periodo i brani tanto di successo quanto futili negli argomenti. Nei testi di questo periodo, infatti, si esaltava la droga senza argomentarne i motivi, ci si azzuffava tra artisti dello stesso genere a colpi di dischi o si facevano rime quasi no-sense. In questo periodo insomma, vi è stato il completo distacco dalla linea precedente (periodo delle posse), in cui l'impegno sociale era argomento primario per il genere.

Le guerre in rima dagli anni novanta al terzo millennio


La scena hip hop italiana degli anni novanta si è caratterizzata per alcune polemiche interne allo stesso genere musicale che hanno solo in parte una connessione con le cosiddette beef tipiche dell'hip hop statunitense. La prima di queste grosse polemiche è riferita alla contrapposizione delle due idee di hip hop presenti in Italia ad inizio del decennio ovvero quella del "muretto" e quella del "centro sociale": il risultato storico della contrapposizione fu un progressivo accostamento delle due filosofie, tanto da fondersi oggi in una musica hip hop capace di argomenti di rilevanza sociale mescolati a temi emozionali, il tutto costruito con rime dalla tecnica evoluta su basi in alcuni casi talmente curate da interessare persino gli artisti di oltreoceano.
La seconda faida interna, seppure con toni velati, è quella che opponeva ed oppone gli artisti ritenuti "commerciali" da quelli che continuano a percorrere la strada dell'autoproduzione e della auto-distribuzione. Per cui vi era una vera e propria guerra a colpi di CD tra gli artisti underground e quelli ritenuti commerciali. Dj Gruff, ha dedicato diversi brani ormai storici nel tentativo di screditare gli Articolo 31 e i Sottotono. Anche i sardi La Fossa non sono da meno. Vi era un botta e risposta anche abbastanza crudo tra le band, tale pratica oggi trova un minor riscontro anche se non è del tutto sparita.

La scena attuale


L'hip hop italiano odierno è divisibile in 3 categorie:
* L'hip hop underground classico, è caratterizzato da rime e stili piuttosto complicate ed elaborate, ma da contenuti più leggeri nei testi, come ad esempio la vita di strada, le proprie capacità, l'amore per la cultura hip hop, le narrazioni quotidiane, spesso anche con elevato livelo di crudezza nel linguaggio. Precursori di questa categoria possono essere Piotta, Colle der Fomento, Dj Gruff, Cor Veleno, Dj Lugi, Kaos One, Bassi Maestro, Club Dogo, Co'Sang ecc..
* L'Hip hop di massa, propone argomenti e tecniche espressive semplici, oltre che basi musicali accattivanti tali da poter essere orecchiabili dal grande pubblico. In questa categoria si possono collocare artisti come i Sottotono, Gemelli Diversi, Articolo 31, Jovanotti ecc. - per ciò che riguarda la scena di "ieri" - Fabri Fibra, Puni, Amir, Inoki, Mondo Marcio - Per la scena attuale.
* Infine c'è la categoria underground "impegnata" nella quale vi si possono collocare quei rapper che non hanno raggiunto un elevato livello di popolarità e che trattano di argomenti legati alle vicende politiche e/o sociali (dalla mafia, alla droga, alla politica ecc...) Essi sono in buona sostanza gli eredi delle posse, sebbene vi sia un progressivo miglioramento della tecnica lasciata un tempo in secondo piano rispetto ai contenuti (Villa Ada posse, 99 posse, Salento posse, DLH posse, Isola posse, ecc...) e sono artisti come Frankie Hi-NRG MC, Inoki, C.U.B.A. Cabbal, Rankin Lele, Papa Leu & Marina ecc...
Dopo un periodo di stanchezza che va dal 2000 al 2002 la scena italiana si risveglia con alcune produzioni notevoli: in primis va ricordato L'Alba dei La Crème, datato 2002, che riesce a vendere bene nonostante la quasi morte del rap italico; 5° Dan di Inoki e della PMC di Bologna; Mi Fist dei milanesi Club Dogo, scossone definitivo che rientra nella lista dei classici del nuovo millennio. I titoli non si fermano qui e i restanti costituiscono quella che viene definita la nuova era dell'hip hop tricolore.
L'impatto del parlato e delle relative rime spesso si coniuga con la cultura popolare e viene filtrato dai diversi dialetti della penisola, favorendo la divulgazione di realtà regionali e l'evoluzione complessiva dello stile italiano, evidente in produzioni come quelle dei Co'Sang, Clementino e La Famiglia di Napoli o i pugliesi Pooglia Tribe.
Nonostante l'Italia rimanga salda nell'underground il mercato dei dischi, capeggiato da etichette indipendenti come la Portafoglio Lainz o la Vibrarecords, dà comunque dei risultati. E nel 2006 diversi MCs riescono ad ottenere un contratto discografico con delle majors: Mondo Marcio, giovane rapper milanese, firma per la EMI, Fabri Fibra, apprezzato e contestato artista di Senigallia, con la Universal, i romani Cor Veleno per la H2O Music (primi artisti italiani a sfruttare la musica formato digitale) ed Amir per la Virgin Records o Puni con la Warner. Alcuni video indipendenti, come quello di Una Volta Sola del Club Dogo, riescono ad arrivare su emittenti come All Music o MTV e guadagnare discrete posizioni nelle classifiche. La scena si spinge anche molto al sud, dove rappers sconosciuti come Thug Team a Lecce e Master Ice in Basilicata, insieme a molti rappers in Sicilia, come Stokka & Madbuddy e Othello e Clementino a Napoli, vincitore del contest di freestyle nazionale 2thebeat 2006.

Le altre discipline dell'hip hop italiano


Ovvio sia impossibile in poche righe descrivere il fenomeno hip hop in Italia, che va ben oltre le espressioni della musica rap, ma giunge alle altre discipline di questa cultura, come il writing e la breakdance, che annovareno esponenti di spicco come The NextOne ed i Break The Funk (Best Show alla finale mondiale del Battle of the Year 2004), oltre che al DJing, in cui emergono forti le abilità di Dj Myke e dei Men In Skratch (quattro volte finalisti all mondiale DMC Techincs World DJ Finals e secondi all'ITF Eastern Emisphere), e anche della crew Alien Army, crew creata da dj Skizo, e ormai sciolta, contenente tra i migliori esponenti del djing italiano, come: dj Gruff, ex componente dei sanguemisto e Dj TayOne particolarmente apprezzato per le sue abilità nello scratch, oltre naturalmente dj Skizo stesso.

Media


Il rap ha dedicate a sé varie riviste negli USA, come The Source, XXL and Vibe. Per molto tempo, BET è stato l'unico canale tv a trasmettere più volte hip hop, ma ultimamente reti come VH1 ed MTV hanno trasmesso il genere molto di più degli altri. Molte singole città hanno prodotto le proprie newsletter locali dedicate al genere, mentre le riviste hip hop a distribuzione locale si provano in pochi altri Paesi. All'inizio degli anni 2000 si sono molto diffusi anche i media online sul genere, e i suoi fansites ora offrono quotidianamente informazioni sull'hip hop.
Fonti
http://it.wikipedia.org/

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