L'ARTE PERVIENE, PER UNA STRADA SUA PARTICOLARE, AD UNA CONCILIAZIONE DEI DUE PRINCIPI. L'ARTISTA è UN UOMO CHE SI DISTACCA DALLA REALTà GIACCHè NON RIESCE AD ADATTARSI ALLA RINUNCIA AL SODDISFACIMENTO PULSIONALE CHE LA REALTà INZIALMENTE ESIGE, E LASCIA CHE I SUOI DESIDERI DI AMORE E DI GLORIA SI REALIZZINO NELLA VITA DELLA FANTASIA. EGLI TROVA PERò LA VIA PER RITORNARE DAL MONDO DELLA FANTASIA ALLA REALTà POICHè GRAZIE ALLE SUE DOTI PARTICOLARI TRASFIGURA LE SUE FANTASIE IN UNA NUOVA SPECIE DI "COSE VERE", CHE VENGONO FATTE VALERE DAGLI UOMINI COME PREZIOSE IMMAGINI RIFLESSE DELLA REALTà.
L'ARTE è qndi anch'essa come la PAZZIA un modo per sfuggire dalla realtà e per rinchiudersi in un modo proprio...fatto di immagini....di fantasie...di uomini che volano...ma soprattutto una immaginazione fatta di cose reali...Nelle varie attività che ho elencato prima ed in molte altre, che ho imparato oggi a difinire CREATIVE, l'uomo vi trova uno spazio di legittimazione e di espressione,forse un trucchetto per riuscire a gestire il proprio inconscio...quella parte misteriosa e sconosciuta di noi stessi che a volte ci fa paura.Lo stesso Freud PARLA DI "PARTICOLARISSIMO SEGRETO"dell'artista che riesce a controllare le sue forze psichiche MUOVENDOSI TRA CONSCIO ED INCONSCIO, RAZIONALE ED IRRAZIONALE.
Ed è proprio oggi leggendo qste cose che ho capito che forse nn sbaglio a kiudermi ogni tanto nel mio mondo...ad immaginare e creare una realtà che forse non è e non sarà mai così come la vedo io...Non sbaglio a vivere in un sogno...Non sbaglio ad essere felice qndo kiudo gli okki curioso di scoprire un nuovo sogno...NO FORSE FACCIO BENE....e spero di farlo credere anche a voi...L'importante è cmq saper muoversi tra razionale ed irrazionale proprio come dice Freud....nn perdere mai di vista la realtà...ma non dimenticare nemmeno la fantasia...è forse questo il segreto!
The QUEEN - i'm going slightly mad -
Sto Diventando Un Po’ Matto
Quando la temperatura esterna aumenta
e il significato è così chiaro
Milleuno gialli narcisi selvatici gialli
cominciano a danzarti davanti, oh caro
Stanno cercando di dirti qualcosa?
Stai perdendo quell'ultima rotella
Semplicemente non sei in perfetta forma, mio caro
A essere onesti non hai la più pallida idea di ciò
che ti sta accadendo
Sto diventando un po’matto
Sto diventando un po’matto
Alla fine è successo, è successo
Alla fine è successo, ooh oh
Alla fine è successo, sono un po’matto
Oh, povero me!
Mi manca una carta dal mazzo
Non sono proprio in cattive acque
ma a un’ondata dal naufragio
Non sono proprio al massimo
mi è venuta la febbre
sono veramente in alto mare
Questo bollitore sta per traboccare
Penso di essere un albero di banane
Oh cari, sto diventando un po’matto
Sto diventando un po’matto
Alla fine è successo, è successo
Alla fine è successo, uh huh
Alla fine è successo, sono un po’matto,
Oh, povero me!
Sto lavorando a maglia con un solo ferro
Disfacendo velocemente la centratura
Guido solo con tre ruote in questi giorni
Ma miei cari cosa mi dite di voi?
Sto diventando un po’matto
Sto diventando un po’matto
Alla fine è successo
Alla fine è successo, oh sì
Alla fine è successo
Sono un po’matto!
Solo leggermente matto!
Ci siete riusciti!
Orbene, chiudere gli occhi, ingannarsi, essere ciechi, illudersi a proposito dei difetti degli amici, amarne e apprezzarne come qualità alcuni dei vizi più evidenti, non è forse qualcosa di molto vicino alla follia? C'è chi bacia il neo dell'amica, chi trova incantevole il polipo di Agna; il padre dice del figlio strabico che ha il vezzo di ammiccare. Tutto questo, io domando, che è, se non pura follia? Ripetano a gran voce che è follia: eppure essa sola è capace di promuovere e cementare le amicizie. Parlo dei comuni mortali, nessuno dei quali nasce senza difetti: il migliore è chi ne ha meno; quanto poi a quei famosi saggi che hanno il piglio di Dèi, tra loro l'amicizia, o non nasce affatto, o è qualcosa di cupo e scostante, limitata poi a pochissimi (non oso dire che non include proprio nessuno), perché la maggior parte degli uomini ha un pizzico di follia, anzi non c'è nessuno che, in un modo o in un altro, non abbia le sue stranezze, e non c'è amicizia se non tra persone simili. Se, infatti, tra questi uomini austeri si desse una volta uno scambievole affetto, non sarebbe per nulla stabile e durerebbe ben poco, nascendo tra uomini difficili e più oculati del necessario, capaci di cogliere i difetti degli amici con l'occhio acuto dell'aquila e del serpente di Epidauro. Quando però si tratta dei loro difetti, come ci vedono poco! e come ignorano la parte della bisaccia che portano dietro le spalle! Perciò, dato che la natura dell'uomo è tale che nessuno è immune da gravi difetti (aggiungi la grande varietà di caratteri e di studi, le tante cadute, i tanti errori, i tanti casi della vita mortale), come potranno questi Arghi gustare anche solo per un'ora le gioie dell'amicizia se non interverrà quella che i Greci chiamano EUETHEIA, termine felice da tradursi con follia, o con indulgente semplicità? Del resto, non è forse del tutto cieco quel Cupido, che è artefice e padre di ogni legame? E come il brutto gli appare bello, così fa in modo che anche a ciascuno di voi sembri bello ciò che gli è toccato in sorte, che il vecchio ami la sua vecchia, e il ragazzo la sua ragazza. Sono cose che accadono a ogni piè sospinto e che muovono il riso; eppure sono proprio queste cose ridicole il fondamento di una società che vive con gioia.
Di grazia, chi odia se stesso come potrà amare qualcuno? chi è interiormente combattuto, potrà forse andare d'accordo con altri? potrà, chi è sgradito e molesto a se stesso, riuscire gradevole a un altro? Nessuno, credo, lo affermerebbe, se non fosse un pazzo più pazzo della Follia stessa. Pertanto, se non ci fossi più io, lungi dal sopportare il prossimo, ognuno, inviso a se stesso, proverebbe disgusto di sé e delle sue cose. La Natura, infatti, in molte cose matrigna piuttosto che madre, ha posto nell'animo dei mortali, soprattutto se appena più intelligenti, il seme di questo male: scontento di sé e ammirazione per gli altri. Di qui il venire meno e l'estinguersi di tutte quelle squisite doti che sono il profumo della vita. A che giova infatti la bellezza, il massimo dono degli Dèi immortali, se deve esser lasciata sfiorire? A che la giovinezza, se deve intristire per il veleno di senili malinconie? Infine, in tutti i casi della vita, come potrai agire in modo conveniente nei tuoi o negli altrui confronti (agire come conviene non è solo la prima regola dell'arte, ma di tutta la nostra condotta), se non ti sarà propizia Filautìa, che a buon diritto tengo in conto di sorella, tanto validamente mi presta il suo aiuto in ogni occasione? Se piaci a te stesso, se ti ammiri, questo è proprio il colmo della follia; ma d'altra parte, dispiacendo a te stesso, che cosa potresti fare di bello, di gradevole, di nobile? Togli alla vita l'amor proprio e subito la parola suonerà fredda sulle labbra dell'oratore, il musicista non piacerà a nessuno con le sue melodie, l'attore si farà fischiare con la sua mimica, il poeta e le sue muse saranno irrisi, sarà tenuto a vile il pittore con la sua arte, si ridurrà alla fame il medico con le sue medicine. Alla fine invece di Nireo sembrerai Tersite, invece di Faone, Nestore, invece di Minerva una scrofa, invece di un forbito oratore, uno che non balbetta neanche una parola; invece di un distinto cittadino, un rozzo contadino. Se vuoi poter essere raccomandato agli altri, devi proprio cominciare col raccomandarti a te stesso; devi essere il primo a lodarti, e non senza una punta di adulazione.
Ora dovrei aggiungere che nulla di grande si può intraprendere senza la mia spinta, perchè è a me che si deve l'invenzione di ogni nobile arte