Circolo A.R.C.I. I Sotterranei

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postato il 6 Febbraio 2008 da Circolo A.R.C.I. I Sotterranei alle ore 09:19

Categoria: Concerti

M-Line + Reveries in concerto. Serata speciale dedicata alla
cultura e alla musica Hard Core Americane.

Venerdì 8 febbraio 2008

Il circolo arci “I Sotterranei” dedica una serata
speciale alla cultura e alla musica Hard Core Americane in
collaborazione con le officine culturali Ergot Interno 4 di
Lecce, che ospitano dal 21 gennaio al 10 febbraio la mostra
Ahc Flyers. L'unico appuntamento nel Sud Italia di questo
magnifico percorso nella storia dell Hard Core Americano
attraverso le immagini delle locandine dei gruppi musicali
che ne hanno disegnato la scena.

La serata vedrà esibirsi sul palco de I Sotterranei i
leccesi M-Line e i brindisini Reveries.


I Reveries nascono dal duo Ecatombe, formato nel dicembre
2006 da Andrea de Franco e Alessio Saponaro con l'intenzione
di NON suonare cover. Nel marzo 2006 la formazione è
completata con Mino di Punzio, Andrea Pantano e Andrea
Angelini. La band, ora ufficialmente Reveries, inizia i
primi concerti in piccole realtà locali ed inizia a
lavorare su pezzi propri. Dopo un anno Alessio Saponaro
lascia il gruppo. Il suo posto alla batteria viene preso da
Andrea Pantano (fino ad allora bassista) mentre il basso
viene affidato a Luigi Miano.
Con questa formazione la band continua a suonare, scrivere
pezzi ed entra nel giugno 2007 i Fullblast Studios per
registrare il loro primo EP - 8 canzoni, 28 minuti, con la
produzione di Fabrizio Giannone - che sarà disponibile da
settembre.
Poco prima della partecipazione della band al 5° South's
Cheyenne - in cui la band si posiziona seconda al Metal
Contest - Luigi Miano lascia la band. Dopo due settimane,
Francesco Cervellera (ex-A Different Theory) entra
ufficialmente nella formazione.


* La mostra AMERICAN HC FLYERS*
realizzata da ShaKe in collaborazione con FOA Boccaccio di
Monza

Più di 130 pannelli dei concerti di Black Flag (realizzate
dal mitico Raymond Pettibon), DOA, Dead Kennedys, Minor
Threat, MDC, Agent Orange,per ripercorrere la storia di
questa scena musicale e culturale.
A cura di Gomma e Kix (ShaKe), Vittorio "Linea Diritta",
Mungo (Declino).
Una vera e propria chicca di street-art, tratta dal libro
American Punk Hardcore di
Steven Blush (ShaKe edizioni), pubblicato a marzo 2007,
subito diventato best seller, con tantissime recensioni,
segnalazioni e già ristampato.

Stati Uniti, primissimi anni ’80. Esplode il fenomeno hard
core punk: musica ad alto impatto emozionale, coscienza
politica e l’attitudine a sfornare dischi autoprodotti,
fanzine fatte in casa, idee e guai. Poco a che vedere
insomma con il punk inglese di Sex Pistols e Clash, tanto
amato, soprattutto negli anni successivi, da case
discografiche, riviste di moda e sfigati di ogni sorta.
E non è un caso che se il punk rimaneva un fenomeno
sostanzialmente britannico, e come tale esportato e imitato
in tutto il mondo, l’hard core americano sapeva parlare un
linguaggio autenticamente internazionale, capace di
dialogare e accettare spunti e innovazioni anche dai Paesi
europei. L’Italia, è bene ricordarlo, fu in prima linea
nella scena hard core mondiale. Furono quindi molti i
ragazzi italiani che vissero sulla propria pelle le emozioni
di quella scena. Una realtà che Steven Blush ricostruisce
in American Punk Hardcore. 450 pagine di interviste ai
protagonisti dell’epoca, fotografie di concerti infuocati,
e più di uno spunto di riflessione sulla società
americana degli anni di Reagan e l’alienazione della
gioventù bianca dei sobborghi residenziali.

Con uno stile ritmato e spigoloso, capace di restituire al
lettore la presa diretta dell’epopea hard core, Blush
racconta la storia della scena americana di cui egli stesso
è stato protagonista come organizzatore di concerti e
manager di band. Scorrono così tra le pagine di American
Punk Hardcore le vicende dei Germs di Los Angeles: anello di
congiunzione tra la generazione del punk e quella
dell’hard core, autori del capolavoro discografico G.I. e
tra i protagonisti del film-cult di Penelope Spheeris The
decline of western civilization. La loro breve parabola
termina tragicamente con la morte per overdose d’eroina
del cantante Darby Crash. Molti anni più tardi il
chitarrista Pat Smear tornerà in pista con le superstar
Nirvana. Diversissima la storia dei Black Flag di Hermosa
Beach, California, di cui Blush narra i primi concerti al
fulmicotone, i numerosi cambi di formazione, i tour
attraverso gli Stati Uniti che arrivano a contare 200
concerti l’anno, e infine lo scioglimento al termine di
una controversa fase creativa. Ancora più singolare la
vicenda dei Bad Brains: quattro rasta di colore, leggermente
più vecchi degli adolescenti che mediamente suonavano hard
core, che però, paradossalmente, diventano forse la più
apprezzata band americana. Con ogni probabilità, i loro
spettacoli dal vivo sono stati i migliori concerti
«rock» della storia. Inedita anche l’avventura dei
Minor Threat di Washington DC. Sfornano un paio di 45 giri
leggendari, un album, suonano relativamente poco dal vivo
eppure assurgono allo status di mito per centinaia di
migliaia di kids in tutto il mondo. Per di più, inventano
una filosofia anti-droghe destinata a una lunga e dibattuta
fortuna, lo Straight Edge, e fondano la Dischord Records. Il
suo modello di casa discografica totalmente indipendente
avrebbe fatto scuola su entrambi i lati dell’Atlantico.

Oltre alle storie delle band, Blush getta uno sguardo
profondo e mai compiaciuto sui vari fenomeni degenerativi
del mondo hardcore: l’abuso di droghe, la violenza ai
concerti, la nascita delle gang di strada, l’esasperazione
dei comportamenti autodistruttivi. A fronte di queste ombre,
Blush sottolinea come il movimento hard core aveva saputo
buttare sul piatto un’ideologia autenticamente
indipendente e la costruzione di un circuito alternativo
basato non sul denaro, ma sulla consapevolezza e sulla
solidarietà. Un’idea di affermazione del sé
lontanissima dal successo del music business che, proprio
grazie a questo atteggiamento, ha saputo rimanere intatta
negli anni, costituendo una sorta di riserva di valore,
un’etica capace di parlare anche ai ragazzi di oggi.

Un’altra annotazione interessante riguarda gli scontri
continui, e in alcuni casi cruenti, a cui i membri del
movimento hard core erano costantemente costretti da
benpensanti, poliziotti e teppisti sobillati dai mass media
più conservatori. Si trattava delle stesse forze che, in
America come in ogni altra parte del mondo, tentavano di
soffocare le poche realtà libere che si erano trovate a
fronteggiare i difficili anni ’80. Grande affresco di
un’avventura irripetibile, insomma, ecco qual è la
sensazione finale che si ricava al termine delle fittissime
pagine di /American Punk Hardcore/. Se siete cresciuti
pensando che la libertà incarnata dall’hard core fosse
la vostra personalissima bandiera, questo libro è
semplicemente imperdibile. Se invece dell’hard core non
sapete nulla, potete leggere il libro di Blush per scoprire
cosa vi siete persi, anche in Italia.

Circolo Arci "I Sotterranei"
via delle Grazie, 5 - Copertino (Le)
http://www.isotterranei.org
http://www.myspace.com/isotterranei
http://www.youtube.com/group/isotterranei
Per concerti ed eventi: events@isotterranei.org

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