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Alessandra Martelli

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Area

postato il 18 Maggio 2006 da iskra2306 alle ore 00:38

Categoria: Recensioni

Arbeit macht frei
Si fa presto a dire ?old album? e ?progressive rock?, è facile mettere le etichette.

Quello che non è semplice ? in questo disco come in molti altri ? è provare a spiegare che cosa esso abbia significato, e cosa ancora significhi. Se negli scaffali polverosi dei vinili di mamma e papà (o, perché no, nei vostri polverosi scaffali privati) avete questo album provate a metterlo sul piatto (o a inserirlo nel lettore) e a chiudere gli occhi? proviamo a fare un viaggio.



La donna araba parla con un tono caldo e dolce. Si rivolge a qualcuno chiamandolo ?amore? e parla di pace. Io immagino una madre che cerca di tranquillizzare il suo bambino, una giovane madre che di fronte alla crudeltà della guerra riesce solo a dire a suo figlio che è un brutto momento, ma prima o poi passerà e loro potranno di nuovo vivere sereni.



La magia della voce della donna ha quasi effetto, ma un attimo di silenzio (forse un?esitazione?) e veniamo catapultati in una realtà ben più cruenta



Giocare col mondo facendolo a pezzi

bambini che il sole ha ridotto già a vecchi




E? la voce di Demetrio Stratos a rompere il silenzio, una delle voci più interessanti del panorama musicale italiano, e questo è l?inizio - tanto lapidario quanto cruento - di Arbeit macht frei, l?album di esordio degli Area ? una delle maggiori autorità in materia di progressive rock italiano, una band capace di unire alle capacità tecniche e alla raffinatezza stilistica una forte critica sociale.

Se il progressive italiano, infatti, si avvaleva soprattutto di testi metaforici e onirici (basti pensare alla poesia sognante di Felona e Sorona, album capolavoro di Le Orme, oppure a Dolce acqua, album d?esordio dei Delirium ? da cui uscì un ?certo? Ivano Fossati), gli Area sembrano voler sfondare qualsiasi muro retorico per immergersi totalmente nella realtà, e Arbeit macht frei ne è una prova schiacciante.



Nella prima, meravigliosa traccia - Luglio agosto settembre (nero) - ci sono tutte le influenze di cui sarà ricca la produzione degli Area (jazz, rock, sperimentazioni elettroniche, il tempo dispari tipico della musica balcanica e mediorientale) e tanta, tanta voglia di gridare la rabbia che si prova davanti all?orrore delle guerre - un manifesto ideologico e musicale splendidamente incorniciato dalla voce di Demetrio Stratos, una voce capace di volteggi armonici e diplofonie divenute ormai leggenda.

La title track, con il suo testo quasi minimalista e le atmosfere cupe cariche d?angoscia, è un brano fortemente jazz-oriented in cui, però, il concetto stesso di jazz pare sgretolarsi per lasciar spazio alla lacerante chitarra di Giampaolo Tofani e al sax di Victor Busniello. Un brano, questo, che trova quasi la sua naturale continuazione in Consapevolezza, un brano dalla netta predominanza di tempi dispari attutiti, però, da piccole nicchie di suoni morbidi.

Le labbra del tempo, invece, ha una struttura più orientata al jazz rock (mirabile il piano elettrico di Patrizio Fariselli) e la superba eleganza del cantato le conferisce un?atmosfera quasi sacrale (da ricordare, per amor di poesia, il magnifico verso ?facce sporche di paura che si nascondono al buio?) e sfocia nell?ampio strumentale 240 chilometri da Smirne, in cui emerge tutta la capacità tecnica dei membri dell?International Popular Group (dicitura che accompagna il nome Area in ogni loro produzione).

Chiude l?album L?abbattimento dello Zeppelin, un delirio quasi festoso composto da esperimenti vocali ed improvvisazioni elettroniche sapientemente inseriti in un contesto free jazz che nel finale si ricollega al jazz rock dei brani precedenti, in una specie di quadratura del cerchio che lascia stupiti e quasi stremati per la forza con cui queste sonorità riescono a toccare le corde più profonde dell?animo umano.



Una straordinaria padronanza della tecnica musicale (ma senza rinunciare all?anima) ed una rabbia quasi palpabile, quindi, fanno di questo album un calcio in faccia alle atmosfere da ?club dei fiorellini? che si erano respirate in Italia (e non solo) nel periodo del beat. Era la conclusione definitiva di un?epoca ed era l?inizio di un?altra, era un linguaggio nuovo che prendeva piede al di là delle provocazioni (la pistola di cartone inserita come gadget, il titolo shock dell?album, la manifesta politicità della musica), era un linguaggio fatto da chi era stufo di parlare solo dopo aver fatto richiesta in carta bollata.



Arbeit macht frei è un album geniale, coraggioso e troppo spesso dimenticato sugli scaffali polverosi ? e ad album come questi non servono le etichette? soprattutto se ci impongono di catalogare come ?old album? qualcosa che ha ancora qualcosa da dire, e che ci ricorda tanto la situazione storico-sociale attuale.




Etichetta Discografica
Cramps

Anno di Pubblicazione
1973

Genere
Progressive rock italiano

Durata
36'40''

Tracklist
01. Luglio agosto settembre (nero)

02. Arbeit macht frei

03. Consapevolezza

04. Le labbra del tempo

05. 240 chilometri da Smirne

06. L?abbattimento dello Zeppelin



Voto
9

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salvoraiolaScritto da salvoraiola il 09/09/2007 - 01:48

Brava Alessandra...leggendo la recensione degli Area mi hai aiutato a ricordare il mio appena passato e mi sono sentito ancora freek-indiano metropolitano-anarchico. Tra l'altro ho avuto la fortuna di conoscere i grandi Larry Nocella,Giulio Capiozzo, Ares Tavolazzi subito dopo la morte di Demetrio Stratos. Pensa che riuscii ad organizzare un concerto con gli Area a Castellammare di Stabia negli anni '80, subito dopo il terremoto. Eravamo veramente pochi, ma buoni, a goderci il concerto di questi pilastri della vera e sincera musica pop-rock italiana. Avevo conosciuto Larry ad un concerto degli Area a Ischia. Io ed il mio amico Pasquale eravamo rimasti bloccati sull'isola perchè non c'erano traghetti in partenza per Napoli...il primo ci sarebbe stato alle 7,00 di mattina. Decidemmo di aspettare l'alba giù al porto...non eravamo soli ad aver fatto questo pensiero. Larry stava seduto su un muretto ad osservare come degli elettricisti riparavano un lampione. Il suo commento ad alta voce fu: "...questo è il bello di Napoli, per cambiare una lampadina ci vogliono almeno cinque persone". Diventammo subito amici...si parlava di tutto, ma l'argomento forte era: donne e sesso. Larry sapeva usare la sua ironia per comunicare con la gente come il suo saxophone per ammaliare il pubblico. L'ho visto suonare in momenti che nessuno avrebbe scommesso una lira sulla sua prestazione: camminava zigzagando, non si reggeva in piedi, non riconosceva i luoghi e le persone...ma quando cominciava a soffiare nel suo sax era un dio.