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Marco Boscolo

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The Editors

postato il 28 Settembre 2005 da bos9 alle ore 09:25

Categoria: Recensioni

The Back Room
Accusa numero uno. Se gruppi come Interpol e Franz Ferdinand non avessero avuto un così largo riscontro di vendite, questo The Back Room non si sarebbe probabilmente mai visto in Italia. O forse solo nei canali noti agli appassionati di certa scena britannica, dalle radici ben affondate negli '80.

Accusa numero due. Sono derivativi, come vuole il trend degli ultimi anni. Aggravante: sarebbero solamente la fotocopia europea (forse più genuinamente europea) dei succitati Interpol. Insomma: ecco un'altra band che cavalca il momento per guadagnarsi un po' di spazio al sole, scopiazzando nomi più famosi e di successo planetario e che si vedono spalancare le porte di MTV e compagnia.

Queste le accuse, di seguito alcuni fatti.

Fatto numero uno. Il singolo d'esordio assoluto (Bullets originariamente su 7?) non si accoda né alle sonorità della band newyorkese, né a quelle dell'ensemble di Glasgow. Il ritmo è troppo dinamico per i primi; troppo poco spezzato per i secondi. Aggiungiamo che rispetto ai Franz Ferdinand le atmosfere sono decisamente più cupe, smaccatamente decadenti, più che divertenti e ironiche. Oltre all'evidenza che i riferimenti storici sono ben concentrati sul periodo immediatamente successivo al punk.

Fatto numero due. Il tiro dei brani è decisamente più danzereccio dei newyorkesi, senza ? è vero ? arrivare ai tormentoni riempi-pista degli scozzesi. Blood e il singolo tormentosamente epico Munich vanno proprio nella direzione di quella Dark Disco che i nostri indicano come loro meta e filosofia. All Sparks lo conferma, proponendo atmosfere dinamiche e spigolosamente fluide. I nostri tentano anche la strada del ritmo rallentato e più riflessivo (ad esempio Camera), ma con risultati non del tutto convincenti.

Fatto numero tre. L'attitudine più dark, rispetto alle sfumature crepuscolari degli Interpol, è testimoniata anche dall'assenza del rosso tra i colori prediletti dalla band (ah beh, allora...). Il sound della band di Birmingham è più quadrato e più squadrato, più rufianamente adrenalinico ed epico, come solo le scogliere atlantiche sanno esserlo (chiedere ai Simple Minds per avere conferme).

Arringa.

Signor Giudice, dopo aver esaminato le accuse e vagliato i fatti, ci sentiamo di ammettere le colpe dei nostri imputati: derivativi e poco originali, spinti verso il successo dai fasti altrui. Ma dalla loro hanno un tiro notevole quando evitano ti toccare i freni, quando non cercano di rallentare e giocare a fare i riflessivi. Li preferiamo ingabbiati claustrofobicamente nei quattro quarti ossessivi, esenti da orpelli. A chi ha nel DNA le sonorità new wave e new romantic (e il loro revival), questo disco non potrà che fare bene. Gli altri si limiteranno a sculettare in disco, quando il dj passerà Munich. Per insaziabili.


Etichetta Discografica
Kitchenware

Distribuzione
Self

Anno di pubblicazione
2005

Genere
post-punk-new romantic

Durata
43:48

Track List
01. Lights

02. Munich

03. Blood

04. Fall

05. All Sparks

06. Camera

07. Fingers In The Factories

08. Bullets

09. Someone Says

10. Open Your Arms

11. Distance

Voto
6,5

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