Prendete vecchi motivi di film di spionaggio. Mescolateli con spunti jazz e ritmi hip-hop rallentati, inframezzati da "scratch" (i suoni ottenuti strofinando la puntina sul vinile dei vecchi 33 giri o dischi mix). Condite il tutto con atmosfere cupe e romantiche. Infine, aggiungete una voce femminile spettrale, dolente, intensa. Non e' un pasticcio di stili, ma la ricetta di una delle band piu' originali e innovative degli ultimi anni: i Portishead.
L'album d'esordio, Dummy ("Mercury Music Prize" come miglior disco del 1994) li ha lanciati come pionieri del trip-hop, grazie anche al successo del singolo "Sour Times", sorta di "atto di contrizione" dall'incedere solenne e dalla melodia decadente, che ha spopolato anche negli Stati Uniti. Insieme a Tricky e (soprattutto) Massive Attack, i Portishead hanno fatto decollare la scena di Bristol, piccolo paese del Nord dell'Inghilterra divenuto in breve tempo il piu' importante laboratorio musicale britannico. Ma il nome Portishead, in real