Biografia Giuseppe Verdi 




Biografia

I primi anni e la formazione

Giuseppe Verdi nacque a Le Roncole, vicino a Busseto (Parma), il 10 Ottobre 1813 da un oste ed una filatrice. Manifestò precocemente il suo talento musicale, come testimonia la scritta posta sulla spinetta dal cembalaro Cavalletti, che nel 1821 la riparò gratuitamente "vedendo la buona disposizione che ha il giovinetto Giuseppe Verdi d'imparare a suonare questo istrumento"; la sua formazione culturale ed umanistica avvenne soprattutto attraverso la frequentazione della ricca biblioteca della Scuola dei Gesuiti a Busseto, che ancora esiste.I principi della composizione musicale e della pratica strumentale gli vennero da Ferdinando Provesi, maestro dei locali Filarmonici; ma fu a Milano che avvenne la formazione della sua personalità.

Gli "anni di galera"

Dopo aver inutilmente tentato di essere ammesso al Conservatorio di Milano, Verdi seguì le lezioni private del clavicembalista del Teatro alla Scala, Vincenzo Lavigna, professore di solfeggio presso lo stesso Conservatorio.

Ottenuto un contratto con l'editore Ricordi, esordì come operista il 17 novembre 1839, ottenendo un incoraggiante successo con Oberto, Conte di San Bonifacio (revisione del Rocester, composto nel 1837).

Nel frattempo, nel 1836, aveva sposato la figlia del suo benefattore, Margherita Barezzi, da cui ebbe due figli che perirono in tenerissima età: Virginia e Icilio. L'anno dopo, nel 1840, morì anche la moglie.

Visto l'esito dell'''Oberto'', l'impresario della Scala Bartolomeo Merelli gli commissionò la commedia ''Un giorno di regno'', andata in scena con esito disastroso. Verdi non era tagliato per l'opera buffa e l'insuccesso di questo lavoro - unito al dolore per la morte della moglie e dei figli - gettò il musicista nello sconforto più totale. Fu ancora Merelli a convincerlo a continuare l'attività di musicista, mettendogli tra le mani il libretto della nuova opera ''Nabucco'', scritto da Temistocle Solera. L'opera andò in scena il 9 marzo 1842 al Teatro alla Scala e il successo fu questa volta trionfale. Il coro del "Va pensiero" fu interpretato dal pubblico come una sorta di inno italiano contro l'occupazione austriaca, anche se a torto si esagerò lo spirito patriottico del musicista. Fu l'inizio di una sfolgorante carriera. Per oltre dieci anni Verdi scrisse mediamente un'opera all'anno, durante quelli ch'egli stesso definì i suoi "anni di galera". Da ''I Lombardi alla prima crociata'' a ''La battaglia di Legnano'' fu un susseguirsi quasi ininterrotto di successi, con rappresentazioni nei teatri di tutta Europa. Nessuna di queste opere giovanili può definirsi un capolavoro ma tutte sono caratterizzate da un'istintiva e immediata teatralità. ===La maturità: la ''trilogia popolare'' e gli anni di Sant'Agata=== thumb|right|200px|[[Milano: statua di Giuseppe Verdi]] Al termine degli anni di galera, ''Luisa Miller'' e ''Stiffelio'' segnarono un momento fondamentale nell'evoluzione stilistica di Verdi: il suo pensiero musicale si fece più raffinato e la sua drammaturgia mosse verso un'indagine approfondita della psicologia di personaggi sempre più legati alla dimensione borghese. Fu il raggiungimento della piena maturità, confermato dai tre titoli della cosiddetta "trilogia popolare", un trittico di opere dai soggetti diversissimi ma egualmente amati dal pubblico: ''Rigoletto'', ''Il trovatore'' e ''La traviata''. Già ricco e famoso, Verdi aveva intanto acquistato la villa di Sant'Agata, in frazione Villanova sull'Arda (provincia di Piacenza), poco lontano da Busseto. Qui si stabilì insieme alla sua nuova compagna, il soprano Giuseppina Strepponi, sposata nel 1859. A Sant'Agata Verdi si dedicò all'agricoltura, la sua principale passione dopo la musica, rivelandosi tra l'altro come un intransigente e assai poco generoso proprietario terriero. Fu eletto consigliere comunale di Villanova sull'Arda e consigliere provinciale. Dopo la "trilogia popolare", Verdi cercò fortuna all'estero. Il suo rapporto col gusto francese non fu tuttavia facile e le opere composte per Parigi - ''Les vêpres siciliennes'' (1855) e ''Don Carlos'' (1867) - riscontrarono solo un tiepido successo. Fu un momento di travaglio: Verdi poteva finalmente comporre senza fretta, ma l'intero mondo musicale stava lentamente cambiando. Sui palcoscenici italiani, al mezzo fiasco di ''Simon Boccanegra'' seguì il successo di ''Un ballo in maschera'' (1859), opera nella quale Verdi mescolò teatro tragico e leggero. Dopo i due monumentali drammi storici stile Grand Opéra ''La forza del destino'' (1865) e il già ricordato ''Don Carlos'', questo periodo di sperimentazione culminò con ''Aida'', commissionata dal Kedivè d'Egitto per l'inaugurazione del Canale di Suez e andata in scena la vigilia di Natale del 1871. "Aida" costituisce il primo, vero passo in avanti verso la modernità. Il discreto abbandono dei pezzi a forma chiusa, l'uso di qualche motivo ricorrente e l'approfondita sensualità dei personaggi l'accostano leggermente al dramma wagneriano, che stava allora contagiando lo sviluppo della musica occidentale. ===Gli ultimi anni=== Dopo ''Aida'', Verdi decise di ritirarsi a vita privata. Incomincia il periodo del grande silenzio (interrotto dalla "Messa di Requiem" scritta in occasione della morte di Alessanrdo Manzoni), durante il quale il rude contadino delle Roncole meditò sui grandi mutamenti artistici in corso nel mondo. A farlo uscire dall'isolamento fu Arrigo Boito, il compositore scapigliato che lo aveva pubblicamente offeso nel 1863 ritenendolo causa del provincialismo e dell'arretratezza della musica italiana del tempo. Ma con gli anni Boito aveva compreso che solo Verdi avrebbe potuto portare l'Italia musicale al passo con l'Europa e, col fondamentale aiuto dell'editore Giulio Ricordi, riuscì a convincerlo a collaborare a due nuovi grandi progetti: scrisse per lui i libretti di "Otello"(1887) e di "Falstaff"(1893). Si tratta dei capolavori assoluti di Verdi, ormai prossimo alla concezione wagneriana del dramma ma senza pagare un solo tributo allo stile di Wagner. Solo in Boito Verdi poté trovare un collaboratore che seppe stare alla sua altezza, un drammaturgo di smisurata preparazione culturale, grande duttilità di versificazione e a sua volta musicista, ovvero capace di pensare la poesia in funzione della musica. thumb|left|200px|[[Milano: Casa di Riposo per Musicisti in Piazza Buonarroti, fondata da Giuseppe Verdi nel 1899.]] Le due opere, entrambe rappresentate alla Scala, ebbero un esito diverso. Se ''Otello'' incontrò immediatamente i gusti del pubblico, affermandosi stabilmente in repertorio, ''Falstaff'' spiazzò i verdiani e i melomani italiani: non solo, per la prima volta dopo lo sfortunato ''Giorno di regno'', l'anziano Verdi si cimentava col teatro comico, ma con la sua estrema commedia era riuscito a spazzar via in un sol colpo tutte le convenzioni formali dell'opera italiana, mostrando una vitalità artistica, uno spirito di modernità e un'energia creativa sorprendenti. ''Falstaff'' fu sempre amato dai compositori ed esercitò un influsso decisivo sui giovani operisti, da Puccini ai compositori della Generazione dell'Ottanta. Verdi trascorse gli ultimi anni tra Sant'Agata e Milano. Nel 1897 la moglie Giuseppina morì, lasciandolo solo nella sua lunga vecchiaia. Nel '99 istituì l'''Opera Pia - Casa di Riposo per i Musicisti'', mentre designò erede universale delle sue ingenti ricchezze una cugina di Busseto, Maria Verdi. Molti furono però i legati destinati a vari enti sociali. Verdi morì a Milano il 27 gennaio 1901, a 87 anni. Il giorno del funerale, via Broletto e le strade circostanti vennero cosparse di paglia in modo che lo scalpitio delle carrozze non disturbasse il suo riposo.[[Immagine:G._Verdi_2.jpg|thumb|right|180px|Foto, Giuseppe Verdi, con autografo ''
[http://utenti.lycos.it/pirizz1/id11.htm Collezione del maestro Francesco Paolo Frontini]'']] ==Verdi e la politica== Sostenitore dei moti risorgimentali (pare che durante l'occupazione austriaca la scritta ''W V.E.R.D.I.'' fosse letta come ''W '''V'''ittorio '''E'''manuele '''R'''e '''d'''''''I'''talia''), dal 1861 al 1865 Verdi fu deputato del primo Parlamento del Regno d'Italia. In seguito - profondamente deluso - si allontanò dalla politica ma fu nominato senatore nel 1874. Inoltre Verdi fu consigliere provinciale della Provincia di Piacenza. ==Opere liriche== thumb|right|300px|
Una delle ultime immagini fotografiche di Giuseppe Verdi
custodita al [[Castello d'Albertis di Genova
]] *''Oberto, Conte di San Bonifacio'' (Teatro alla Scala di Milano, 17 novembre 1839) - Dramma in due atti di Temistocle Solera *''Un giorno di regno'' (Teatro alla Scala di Milano, 5 settembre 1840) - Melodramma giocoso in due atti di Felice Romani *''Nabucco'' (Teatro alla Scala di Milano 9 marzo 1842) - Dramma lirico in quattro parti di Temistocle Solera *''I Lombardi alla prima crociata'' (Teatro alla Scala di Milano, 11 febbraio 1843) - Dramma lirico in quattro atti di Temistocle Solera *''Ernani'' (Teatro La Fenice di Venezia, 9 marzo 1844) - Dramma lirico in quattro parti di Francesco Maria Piave *''I due Foscari'' (Teatro Argentina di Roma, 3 novembre 1844) - Tragedia lirica in tre atti di Francesco Maria Piave *''Giovanna d'Arco'' (Teatro alla Scala di Milano, 15 febbraio 1845) - Dramma lirico in un prologo e tre atti di Temistocle Solera *''Alzira'' (Teatro San Carlo di Napoli, 12 agosto 1845) - Tragedia lirica in un prologo e due atti di Salvadore Cammarano *''Attila'' (Teatro La Fenice di Venezia, 17 marzo 1846) - Dramma lirico in un prologo e tre atti di Temistocle Solera *''Macbeth'' (Teatro della Pergola di Firenze, 14 marzo 1847) - Melodramma in quattro parti di Francesco Maria Piave *''I masnadieri'' (Teatro Her Majesty di Londra, 22 luglio 1847) - Melodramma tragico in quattro parti di Andrea Maffei *''Jerusalem'' (Teatro de l'Opéra di Parigi, 26 novembre 1847) - Opera in quattro atti di Alphonses Royer e Gustave Vaëz, rifacimento di ''I Lombardi alla prima crociata'' *''Il corsaro'' (Teatro Grande di Trieste, 25 ottobre 1848) - Melodramma in tre atti di Francesco Maria Piave *''La battaglia di Legnano'' (Teatro Argentina di Roma, 27 gennaio 1849) - Tragedia lirica in quattro atti di Salvadore Cammarano *''Luisa Miller'' (teatro San Carlo di Napoli, 8 dicembre 1849) - Melodramma tragico in tre atti di Salvadore Cammarano *''Stiffelio'' (Teatro Grande di Trieste, 16 novembre 1850) - Melodramma in tre atti di Francesco Maria Piave *''Rigoletto'' (Teatro La Fenice di Venezia, 11 marzo 1851) - Melodramma in tre atti di Francesco Maria Piave *''Il trovatore'' (Teatro Apollo di Roma, 19 gennaio 1853) - Dramma in quattro parti di Salvadore Cammarano, con aggiunte di Leone Emanuele Bardare *''La traviata'' (Teatro La Fenice, 6 marzo 1853) - Melodramma in tre atti di Francesco Maria Piave *''Les vêpres siciliennes'' (Teatro dell'Opéra di Parigi, 13 giugno 1855) - Dramma in cinque atti di Eugène Scribe e Charles Duveyrier) *''Simon Boccanegra'' (Teatro La Fenice, 12 marzo 1857) - Melodramma in un prologo e tre atti di Francesco Maria Piave; seconda versione, su libretto rivisto e ampliato da Arrigo Boito (Teatro alla Scala di Milano, 24 marzo 1881) *''Aroldo'' (Teatro Nuovo di Rimini, 16 agosto 1857) - Melodramma in quattro atti di Francesco Maria Piave, rifacimento di ''Stiffelio'' *''Un ballo in maschera'' (Teatro Apollo di Roma, 17 febbraio 1859) - Melodramma in tre atti di Antonio Somma *''La forza del destino'' (Teatro Imperiale di Pietroburgo, 10 novembre 1862) - Opera in quattro atti di Francesco Maria Piave *''Don Carlos'' (Teatro de l'Opéra di Parigi, 11 marzo 1867) - Opera in cinque atti di Joseph Méry e Camille Du Locle *''Aida'' (Teatro dell'Opera del Cairo, 24 dicembre 1871) - Opera in quattro atti di Antonio Ghislanzoni *''Otello'' (Teatro alla Scala di Milano, 5 febbraio 1887) - Dramma lirico in quattro atti di Arrigo Boito *''Falstaff'' (Teatro alla Scala di Milano, 9 febbraio 1893) - Commedia lirica in tre atti di Arrigo Boito == Il Verdi non operistico == Verdi si è cimentato anche al di fuori dal campo operistico. Dopo aver ricevuto la formazione di maestro di cappella - secondo la prassi italiana dell'epoca - scrisse molta musica sacra e strumentale, abbandonando però quasi completamente i generi non operistici, con l'eccezione della romanza da salotto, dopo l'inizio della carriera operistica. Oltre all'Inno delle Nazioni - composto per l'Esposizione Universale di Londra nel 1862 con testo di Boito, quando era deputato - Verdi scrisse una Messa di requiem per la morte di Alessandro Manzoni (rappresentata nella Chiesa di San Marco a Milano il 22 maggio 1874). In realtà già dopo la morte di Rossini, nel 1869, Verdi propose come omaggio collettivo al compositore pesarese un Requiem composto da tutti i maggiori compositori italiani del tempo. Per sé riservò l'ultimo brano, quel "Libera me, Domine" che passerà, con alcuni cambiamenti, nel Requiem per Manzoni.

Sempre nel campo della musica sacra, Verdi compose un Pater noster, su testo in volgare di Dante, pubblicato nel 1880 e i Quattro pezzi sacri, composti nella tarda maturità e pubblicati nel 1898: Ave Maria, Stabat Mater, Laudi alla Vergine e Te Deum.

Di Verdi, nel genere cameristico, ricordiamo alcune opere giovanili come le Sei romanze (ed. 1838) e Album di sei romanze (ed. 1845) per voce e pianoforte e il Quartetto per archi in mi minore (1873).

Verdi e il cinema

Film biografici, più o meno liberamente tratti dalla vita di Giuseppe Verdi:
  • Giuseppe Verdi (1938) - film diretto da Carmine Gallone
  • Giuseppe Verdi (1953) - film diretto da Raffaello Matarazzo
  • Giuseppe Verdi (1982) - sceneggiato televisivo diretto da Renato Castellani
  • Giuseppe Verdi (2000) - documentario di Francesco Barilli


Curiosità

  • Quando Verdi, dopo la morte della moglie e dei figli - e dopo l'insuccesso di "Un giorno di regno" - decise di non comporre più musica, incontrò per strada l'impresario Merelli che lo pregò di leggere il libretto del "Nabucco". Secondo la leggenda, Verdi tornò a casa di malumore e gettò il poema sul tavolo; il libro si aprì per caso sulle parole "Va pensiero su l'ali dorate...", che toccarono immediatamente il cuore del musicista.
  • Di Wagner, Verdi ascoltò solo il "Tannhauser" e il "Lohengrin", ma nel suo armadio conservò sempre le pubblicazioni di tutti gli spartiti del maestro tedesco.
  • In vita sua, Verdi scrisse tonnellate di lettere e di ogni lettera conservò copia. Non esistendo, a quell'epoca, la fotocopiatrice, le scriveva sempre due volte.


Bibliografia

  • Abramo Basevi. Studio sulle opere di Giuseppe Verdi. Firenze, Tipografia Tofani, 1859 (reprint Forni).
  • Carlo Gatti. Verdi. Milano, Alpes, 1931 (nuova edizione Milano, Mondadori, 1951).
  • Franco Abbiati. Giuseppe Verdi. Milano, Ricordi, 1959 (4 voll.).
  • Frank Walker. Tha man Verdi. New York, Knopf 1962 (trad. it. L'uomo Verdi, Milano, Mursia, 1964).
  • Gabriele Baldini. Abitare la battaglia (a cura di Fedele d'Amico). Milano, Garzanti, 1970.
  • Julian Budden. The Operas of Verdi. Londra, Cassell, 1973-1981 (trad. it. Le opere di Verdi, 3 vol. Torino, EDT, 1985-1988).
  • Giampiero Tintori. Invito all'ascolto di Giuseppe Verdi , Milano, Mursia, 1983.
  • Massimo Mila. Verdi (a cura di Pietro Gelli). Milano, Rizzoli, 2000.


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Fonte: http://it.wikipedia.org/wiki/Giuseppe Verdi
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